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I Conte (non) tornano?

di Roberto
Musacchio

La mossa è quella delle dimissioni.

Resta da rispondere alla domanda: cosa fai se non hai la maggioranza né in Parlamento né nel Paese e devi (vuoi) governare per forza?

Per i tanti democristiani vecchi e nuovi, dichiarati o meno, la soluzione la si trova nella cassetta degli attrezzi della prima Repubblica.

Tirare a campare è meglio che tirare le cuoia. Si passa da una crisi per ritornare da dove si è venuti, Gattopardo docet.

Rispetto alla prima Repubblica però ci sono differenze non da poco. i partiti hanno perso capacità di rappresentanza e gli outsider legati al contingente hanno sostituito i cavalli di razza che potevano star fermi un giro.

In compenso c’è il pilota automatico, per cui il grosso delle scelte sono già fatte e si va avanti comunque sulla strada di Bruxelles.

Infatti il “dibattito” politico si è fatto tanto più barbaro quanto più è oscuro.

Diciamo che la grande faglia per le destre resta l’anticomunismo. Accompagnato da xenofobia, rabbia per gli establishment, in primis quelli UE.

Dall’altra parte, difficile dire a sinistra, c’è il valore del bon ton e poco altro.

L’anticomunismo è stato abbondantemente sdoganato votando insieme le risoluzioni che equiparano comunismo e nazismo.

E, in occasione del centenario del PCI, è entrata addirittura in scena la maledizione della nascita, oltre il revisionismo, in piena rimozione. Il migliorismo l’unico orizzonte, ma sarebbe meglio dire il menpeggismo.

Che fa dire, per riderci un po’, che per fortuna tutti questi sono nati dopo se no neanche il passato avremmo dopo che ci viene negato il futuro.

Messa così la faglia dell’anticomunismo, anche il resto non è che giustifichi le contrapposizioni urlate.

I Cinquestelle erano nati con i vaffa antiestablischment e no UE. Poi hanno votato Von der Leyen e la cosa è cambiata.

Ma nella maggioranza di Ursula, tanto invocata per affrontare la crisi, a livello europeo ci stanno dentro anche Orban, membro del partito e del gruppo popolare europei, e i polacchi del PILS che fanno gruppo con Meloni.

Sui migranti non è che Minniti, e gli altri prima di lui, abbiano scherzato.

Sul dare tutto alle imprese, questo 25ennio incorona Prodi come recordman delle privatizzazioni.

Le cose più significative le hanno votate tutti insieme.

Dunque di cosa si discute?

Delle “incompatibilità”, delle “inaffidabilità”? Ma veramente si può pensare che Renzi sia stato segretario del Pd per caso? E si fa finta di non sapere che lui è stato il mallevadore di questo Conte bis mentre altri pensavano al voto, come oggi vuole essere mallevadore di quell'”altro” che in molti, nel Pd, tra presidenti di regioni e sindaci, in forza Italia vorrebbero?

Di MES? Trasversale, col PD capo tifoso. Poco interessante per la UE oggi più presa a definire una propria nuova collocazione nel mondo pandemico tra vaccini di Stato e vaccini delle multinazionali, pagate da noi. In attesa, semmai, di tornare al patto di stabilità.

Di next generation? Certo la gestione fa gola. Ma anche qui trasversalmente nessuno pensa di non dare il grosso a Confindustria e trasversali sono gli appetiti dei sedicenti governatori a cui tutti promettono più autonomia differenziata.

Sulla giustizia si gioca il pallino della crisi. Il giustizialismo grillino è molto trasversale. Meno l’idea della giustizia sociale.

In realtà spazi per una discussione vera ce ne sarebbero eccome.

Purtroppo l’unica piattaforma messa in campo è quella di Confindustria.

Ne servirebbe una alternativa.

Perché non ricorrere al diritto di licenza obbligatoria per bypassare le defaillance delle multinazionali e mettersi a produrre tutti i vaccini che servono bypassando i brevetti?

Conte, avvocato, minaccia di ricorrere agli avvocati.

Biden usa il Defense production act, legge per la guerra, per dare priorità assoluta a produrre e somministrare vaccini.

L’industria farmaceutica italiana, nonostante le privatizzazioni, il 60% multinazionale, ha record di fatturati, di esportazioni e di produzioni conto terzi. Potrebbe servire una causa “patriottica”.

Il next generation potrebbe invertire il corso trentennale del privato è bello. A partire dai vaccini e dal lavoro pubblico che serve in pandemia ma anche dopo.

E una bella patrimoniale potrebbe aiutare i… conti.

Ma di questo nessuno parla.

Resta la domanda iniziale. Dove prendere i voti.

Forse sarebbe ora di ricominciare a porsela dalla società dove troppo “popolo” è andato a destra per mancanza di sinistra.

Per ora però  i democristiani sembrano più bravi a dar consigli. Le “menti” piddine hanno prodotto l’alleanza “storica” coi Cinquestelle. Ci è già costata il taglio del Parlamento. E difficilmente prende abbastanza voti nel Paese.

Servirebbe veramente fare la mossa del cavallo. Ma non sulla scacchiera politicista. Nella realtà. Vaccino pubblico e per tutti. La politica e il governo si fanno da qua.

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