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European Forum 2021

di Tommaso
Chiti

Torna ‘European Forum, il convegno della Sinistra Europea per “un’alternativa più equa e sostenibile alle crisi in corso”, giunto alla sua quinta edizione.

Nella dichiarazione finale dello scorso anno, che ha imposto il trasferimento dell’iniziativa interamente online, i promotori avevano sottoscritto l’appello alla “tutela di uno spazio comune europeo, fondato su principi sociali di sostenibilità ed uguaglianza, per un’Unione pienamente democratica e attiva nell’impegno per la pace”.

Al centro del dibattito resta la questione dei vaccini ‘privati’ e quindi dei profitti che le case farmaceutiche fanno sulla pandemia; oltre alle ricadute della crisi sanitaria sul piano occupazionale, per cui è necessario rivedere il sistema di protezione sociale, così come il livello dei salari e le condizioni di lavoro.

Secondo le conclusioni della scorsa edizione questi obiettivi sono perseguibili attraverso un sistema di tassazione progressiva, che accompagni la transizione ecologica, chiedendo sforzi contributivi maggiori alle multinazionali e ai fondi finanziari, spesso fra i soggetti più suscettibili di elusione fiscale nei paesi dove operano.

Se nel frattempo sono emersi sviluppi interessanti sul superamento delle politiche di austerità e sulla pianificazione dell’economia “verde”, anche tramite la determinazione del nuovo quadro pluriennale di bilancio UE; molte questioni politiche restano ancora sul tavolo, a cominciare dai diritti umani e civili, passando per politiche migratorie più accoglienti, fino alla riattivazione di accordi per il disarmo e all’adozione di iniziative congiunte per la sicurezza internazionale.

Sotto questo profilo il tentativo ambizioso di definire chiavi di lettura dall’epicentro di plurime crisi in corso fa tuttora i conti con la forte trazione intergovernativa delle istituzioni europee, insidiate dall’onda lunga dei nazionalismi.

La “maggioranza Ursula”, che pare aver arginato l’approdo europeo dell’estrema destra reazionaria e sovranista, dilagante a livello globale: da quella dell’altright statunitense, passando per i replicanti latino-americani come Bolsonaro, fino ai vari autoritarismi asiatici, come in Turchia e Russia, oltre alle dinastie arabe ed i regimi militari nordafricani; sembra arrancare sul piano internazionale, per consumarsi in un confronto interno lacerante con gli stati membri dell’Europa centro-orientale, in particolare quelli legati dall’accordo di Visegraad.

Un’Unione più solidale e sostenibile resta quindi la prospettiva dell’impegno politico di molte famiglie socialiste, comuniste ed ecologiste europee, che formano il GUE/NGL.

Pertanto il programma della quinta edizione articolerà in vari appuntamenti i diversi focus tematici, con una prima parte dal 15 al 25 novembre online, mentre le conclusioni saranno affidate ad una-due-giorni in presenza il 26 ed il 27 novembre a Bruxelles.

L’agenda del forum si apre con un incontro sull’estrema destra e sulla strategia di contrasto a questa deriva, per ampliare poi la discussione nei giorni seguenti rispetto al tema del potere della conoscenza, il libero accesso alle cure senza brevetti, l’utilizzo del Recovery Fund per realizzare un Protocollo di Progresso Sociale, passando per una mappatura delle periferie dell’Unione, fino al ripensamento delle politiche migratorie in termini di coesistenza creativa e sostenibile.

Alla ricerca di “Un’altra Agenda” politica, che ribalti i rapporti di forza di un potere elitario e polarizzato verso le classi popolari, anche i referenti di Transform!Italia saranno impegnati nei forum.

Fra questi, da segnalare anche il workshop “Hundred Shades of EU: Mapping the Political Economy of Euro Peripheries” basato su uno studio in collaborazione con la Fondazione Rosa Luxemburg,  sull’impatto politico del divario fra centro e periferie dell’UE, oltre che del tradizionale dualismo fra ‘vecchie’ periferie continentali e ‘nuove’ periferie’ centro-orientali.

 

 INFO:

https://europeanforum.eu/

 

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