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El Pueblo Unido. La Primavera Costituente del Popolo Cileno

di Tommaso
Chiti

Con l’esito del referendum di metà maggio in Cile oggi si scrive la storia, quella fatta dal riscatto delle popolazioni oppresse dalla dittatura fascista di Pinochet – con le ingerenze imperialiste USA del ‘piano Condor’ – e trascinata nelle ingiustizie del sistema capitalistico dalle politiche neoliberiste del governo Pinera.
La nascita di una Convenzione Costituente, guidata dall’affermazione di movimenti transfemministi, ambientalisti, studenteschi, antifascisti, della sinistra radicale prospetta dopo quaranta anni l’archiviazione del retaggio liberticida ed iniquo della giunta militare.
Nonostante la partecipazione al voto al di sotto delle aspettative, con circa il 42,5% degli aventi diritto, il raggruppamento di destra si è fermato infatti a 37 seggi su 155, meno di un terzo del totale, soglia che sarebbe servita ad ostacolare il processo di rinnovamento.

Sul piano politico a caratterizzare questa svolta sono soprattutto il ribilanciamento del rapporto fra Stato e mercato, finora del tutto sbilanciato a favore del secondo; l’inclusione dei diritti dei popoli indigeni – che guadagnano 17 seggi – con il riconoscimento della plurinazionalità del Cile; ed ancora la piena affermazione della parità di genere.
È soprattutto sul piano locale che il malcontento e le mobilitazioni si sono tradotte in una chiara espressione elettorale di cambiamento, come dimostra il successo di Irací Hassler Jacob, nuova sindaca di Santiago, economista, femminista, anti-liberista, che con il 40% dei voti porta la falce-e-martello a sventolare nel municipio della capitale.

Un risultato politico rivoluzionario, che afferma anche la parità di genere e la rappresentanza delle minoranze indigene, nell’ambito di un processo democratico molto profondo, avviato con le proteste prima studentesche e poi di massa nel 2019, che hanno visto cittadine e cittadini cileni riprendersi il proprio destino dal basso, superando i fallimenti della politica tradizionale ed i tradimenti della socialdemocrazia, ormai rassegnata a privatizzazioni dei beni comuni e tagli allo stato sociale.
Le diseguaglianze socio-economiche alla base delle proteste popolari e la furia repressiva degli apparati dello stato contro i manifestanti hanno mostrato tutta l’incompiutezza della transizione democratica.
Non solo l’elevato indebitamento pubblico e la tendenza a privatizzare i profitti, sono diversi gli aspetti e le rivendicazioni in analogia con l’Italia. Ad interrogarci direttamente anche la crisi strutturale della socialdemocrazia, forza portante dei governi dal 1990 al 2010 – ed anche oltre nel caso italiano -, ma al contempo complice da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico di modifiche costituzionali, che hanno allontanato la politica istituzionale dalle rivendicazioni popolari, culminate in Cile nelll’estallido social (proteste di massa, ndr.).

Per questo domenica 6 giugno alle 18.00 in diretta streaming da Prato e da Santiago, si parlerà de El Pueblo Unido, la primavera Costituente del Popolo Cileno, grazie al contributo della Casa dei Diritti dei Popoli Toscana, con diverse realtà fra movimenti e partiti antifascisti che si confronteranno proprio sulla portata di questi cambiamenti, esplorando la situazione politica e le sue prospettive per il Cile e non solo.
Al centro della discussione gli interventi di due ospiti d’eccezione, l’antropologa ed attivista femminista, Francisca Fernández Droguett, eletta alla Convenzione Costituente per i Movimiendos Sociales Unidad de Indipendientes; e l’esule cileno in Italia, attivista della Casa dei Diritti dei Popoli, Camilo Duque.

Nella frenesia del superamento della crisi sanitaria il coronamento di un percorso politico dal basso, che si è scontrato con la faccia più repressiva e reazionaria del neoliberismo legato alla dittatura militare in Cile, rischia di passare troppo inosservato, rispetto invece alla portata politica di rinnovamento e speranza che rappresenta.
Tanto più se si pensa che il ripristino di una normalità iniqua e predatoria, con uno sviluppo privato di giustizia sociale ed ambientale, riservato a poche categorie benestanti, avvantaggiando profitti di pochi a scapito dei diritti di tutte e tutti, è il rischio maggiore che si corre in questa fase di ritorno al futuro.
Le lotte femministe, ecologiste e per i beni comuni incarnate dall’impegno di Fernández Droguett e testimoniate dal retaggio del Frente Popular vissuto da Duque sono al tempo stesso un pro-memoria ed un appello internazionalista importante anche per realtà di base, che tuttora si trovano a fronteggiare la privatizzazione dell’acqua, le speculazioni urbanistiche, la predazione del territorio sommerso dai rifiuti, corruzione ed infiltrazioni malavitose, lo sfruttamento e l’insicurezza sul lavoro anche in una provincia come Prato.

A causa delle restrizioni sanitarie la partecipazione (gratuita) è limitata ad un certo numero di presenti.
L’iniziativa è comunque trasmessa via streaming. Per info e prenotazioni: popoleuropa.prato@gmail.com.

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