E ora quale Europa?

di Roberto Musacchio –

Innanzitutto grazie a chi ci ha seguito in questa campagna elettorale in cui ci siamo, come Transform Italia, impegnati in prima persona per la lista La Sinistra.

L’abbiamo fatto perché volevamo che ci fosse anche in Italia una lista che dichiaratamente facesse riferimento al Gue e al Partito della Sinistra Europea e assumesse un’ottica e una prospettiva europea. Che sono poi le nostre due ragion d’essere.

Aldilà del risultato, che naturalmente sappiamo essere assai deludente, una sconfitta, noi in queste ragioni continuiamo a credere e vogliamo continuare a lavorarci.

Quella che provo è perciò una lettura europea del voto.

A partire dalla partecipazione che ha visto una crescita significativa In quasi tutti i Paesi (fa eccezione l’Italia dove comunque è sopra la media). Io ci leggo il dato che questa tornata europea che per altro concludeva un ciclo di voti nazionali è stata vissuta dalle persone come polticaente significativa per il futuro dell’ Europa e dei propri Paesi. Cioè un voto politicamente importante. Come poi si siano mescolati gli elementi europei e quelli nazionali fa parte del processo di comprensione dell’intreccio fra i due fattori che intrecciati lo sono.

Il voto ha confermato sostanzialmente le analisi che come Transform Italia siamo andati facendo in tutti questi mesi. Non si è trattato di un derby tra élites e populisti ma di una riarticolazione complessiva del quadro politico e geopolitico.

I populisti di destra non hanno sfondato pur registrando risultati significativi in alcuni Paesi tra cui Italia, Francia (dove però stanno un poco sotto il voto del 2014) e Ungheria mentre in alcuni Paesi arretrano.

Il doppio asse politico, tra Popolari e socialisti, e geopolitico, tra Germania e Francia, che ha dominato l’Europa da Maastricht ad oggi non ha più la forza di essere autosufficiente.

La crescita, e il cambio di natura con l’arrivo di Macron, dei liberali, l’exploit dei verdi, in particolare nella Germania guida ma anche in Francia, e l’entrata in gioco di una nuova leadership come quella spagnola forniscono i materiali per un nuovo assetto della governance.

Quale sarà il punto di equilibrio tra vecchio e nuovo lo vedremo sia in termini di assetti che di scelte politiche. Come vedremo quanti materiali dei nazionalisti verranno sussunti in particolare in materia di migranti e sicurezza.

Di certo sarà un rimescolamento interno alle compatibilità di questa Europa perché tali sono le forze che vi contribuiscono.

E veniamo alla Sinistra che era l’unica forza veramente alternativa a questa Europa liberista e che è stata sconfitta. La sconfitta riguarda tutte le gradazioni di questa alternativa che vanno dal cambiamento radicale ma dall’interno ai plan b. Il fatto è che entrambe queste versioni non sono sembrate plausibili, realizzabii. La solitudine della Grecia è stata drammatica e Syriza e Tsipras sono stati lasciati soli ad affrontare le armate della Troika. Il plan b di Melenchon è apparso velleitario, molto “francese” e neanche desiderabile.

Ma il punto vero è che sono mancate le condizioni di credibilità di una alternativa e cioè i rapporti di forza. Nessun vero movimento strutturale è in campo per un’altra Europa a partire da un nuovo movimento operaio europeo. E lo stesso Partito della Sinistra Europea è apparso più come un coordinamento che come un soggetto politico.

Naturalmente la sfida è difficilissima e non basta proclamarla come si vede anche dall’esito impercettibile del movimento di Varoufakis. Si sconta una crisi storica della Sinistra sul terreno della globalizzazione e della sua articolazione europea.

Ma questa resta la sfida senza risolvere la quale per la sinistra non c’è futuro.

In Italia poi si scontano ritardi e divisioni che hanno reso quasi irrecivibile una proposta politica pur corretta come quella messa in campo con la Sinistra.

Ora però si tratta di assumersi una nuova e forse definitiva responsabilità. Lavoriamo per rendere ricevibile, naturalmente superando ritardi e divisioni, l’intuizione della sfida a dimensione europea o ci rassegnano ad un Paese che non ha più una idea e una forza di alternativa?

Per quelle che sono le nostre forze noi lavoreremo per la prima strada.

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