intersezioni femministe

Donne e sport: una corsa ad ostacoli perenne

di Nicoletta
Pirotta
Dal 24 luglio all’11 agosto 2024, cioè tra poche settimane, si terranno a Parigi i Giochi Olimpici.In questa trentatreesima edizione, per la prima volta nella storia dei giochi, gareggeranno lo stesso numero di atlete e atleti. Non si creda però che sia stato facile raggiungere  questo obiettivo.
Era il lontano 1922 quando ebbe inizio la lunga lotta delle sportive per il diritto a partecipare alle gare.
Nello sport, come in ogni altro ambito della vita, ciò che le donne hanno ottenuto è stato grazie al loro impegno collettivo, allo loro tenacia, alla loro consapevolezza di non voler essere più “secondo sesso”.
Nel mondo sportivo è stato, ed è, forse più difficile che in altri contesti per il pregiudizio, ancora duro a morire, secondo il quale il concetto di “forza e fatica” che lo sport presupporrebbe male si abbinerebbe alle caratteristiche di “grazia e gentilezza” tipiche del genere femminile (ahimè!).
E pensare che è dal 1800 che le donne, per ovvie ragioni quelle appartenenti ai ceti sociali privilegiati, hanno iniziato a cimentarsi in giochi di movimento nei palazzi inglesi e francesi.
Abbiamo quindi pensato che affrontare questo tema fosse in sintonia con quanto fino ad ora pubblicato nella rubrica “intersezioni femministe”. Perchè si narra di lotte, consapevolezze, percorsi di autodeterminazione che hanno dovuto travalicare classe, sesso, provenienza.
A questo proposito sono stati scelti alcuni articoli che riguardano lo sport italiano, ma non solo, e inquadrano il tema dal punto di vista storico e legislativo, sottolineano l’importanza di alcune figure di sportive che hanno fatto da apripista rispetto alle altre e denunciano quanto ancora sia lunga la lotta per il superamento delle discriminazioni, specie per le atlete trans, dentro un mondo sportivo rimasto a tutt’oggi fortemente misogino e poco incline alle trasformazioni.
Quest’ultimo aspetto è particolarmente evidente nella struttura di potere delle singole discipline sportive: in oltre cento anni di storia dello sport nazionale i circa 800 ruoli di presidente nelle diverse federazioni, che attualmente sono 48, non sono mai stati ricoperti da una donna. Le sole due eccezioni, che confermano la regola riguardano, la federazione squash e quella di danza sportiva.
Fra gli articoli ne abbiamo voluto inserire anche uno che tratta delle atlete trans perchè è un tema che pone allo sport questioni inedite, specchio della contemporaneità, che  potrebbero generare cambiamenti interessanti ma altresì produrre regressioni preoccupanti. Il mondo dello sport, infatti, si è tradizionalmente basato su una concezione binaria del sesso biologico, con le differenze fisiche che ne conseguono, articolando, in base a questa concezione ideologica, discipline, regolamenti e federazioni.
La presenza di atlete trans scombina le carte in tavola. Non è un caso che alcune federazioni abbiano introdotto parametri più restrittivi per l’ammissione.
Buona lettura.
Nicoletta Pirotta
Articoli:
Articolo precedente
Judith Butler al Gaza Solidarity Encampment di Bologna
Articolo successivo
Pausa… dal voto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.