Roma. Oltre la desertificazione

Per parlare di futuro, a Roma, bisogna vincere una certa riluttanza, la stanchezza e il disincanto. L’immobilismo, il piccolo cabotaggio e la visione miope vincono, e si sposano alla gestione conservativa di piccole e grandi rendite di posizione, di piccole e grandi posizioni di potere annidate nella tecno-burocrazia che prospera anche nei palazzi del governo locale, spesso in connessioni con reti criminali che sfiorano e si intrecciano con mafie, n’dranghete, camorre. Manca, con ogni evidenza, una dimensione progettuale. Eppure, in questi anni di desertificazione delle tradizionali forme di aggregazione sociale, si sono creati nuclei di nuova socializzazione che si sono resi particolarmente visibili in occasione della pandemia dando vita a inedite forme di solidarietà. Possibile che quelle riserve di entusiasmo e generosità non possano muoverci a scegliere finalmente il nostro futuro uscendo dal mare inesauribile dei mediocri e degli opportunisti?

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