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Crisi delle supply chains e politiche industriali. L’UE ha un piano da 43 miliardi di euro per i semiconduttori

di Alessandro
Scassellati

La pandemia da CoVid-19 ha contribuito a mettere in ginocchio le catene globali di fornitura, mostrando la vulnerabilità dell’Unione Europea nella produzione di semiconduttori. Ursula von der Leyen afferma che i chip sono “la base delle nostre moderne economie” e lancia un’ambizioso piano di politica industriale (anche se sottofinanziato in termini di risorse pubbliche) per creare dei “campioni” industriali europei. Il piano segna uno degli sviluppi più significativi dei cambiamenti tellurici nell’economia europea e globale innescati dalla pandemia di CoVid-19 e dalla nuova Guerra Fredda tra Cina e USA (e i suoi alleati). L’EU Chips Act si inserisce nella nuova stagione europea di politiche pubbliche che si pone l’obiettivo di indirizzare fortemente l’economia e l’industria verso obiettivi strategici.

L’Unione Europea ha annunciato l’8 febbraio un piano industriale che intende mobilitare 43 miliardi di euro di fondi pubblici (circa 10 miliardi, di cui solo 3,5 miliardi imputati esclusivamente al bilancio europeo) e privati per uscire dalla sua dipendenza – e potenzialmente raggiungere una “autonomia strategica” – dai produttori asiatici di microchip del mondo digitale (semiconduttori nanotecnologici) entro il 2030, mentre governi e aziende di tutto il mondo continuano a combattere con una crisi delle catene di approvvigionamento globale che gli esperti ritengono possa persistere per gran parte dell’anno e forse anche fino al 2024 perché il ceppo Omicron continua ad avere un enorme impatto su tutte le aree dell’economia, specialmente in Cina (sia continentale sia Taiwan)1. Maersk, una delle tre grandi compagnie di navigazione, ha affermato che i ritardi peggiori si registrano ancora sulla costa occidentale degli Stati Uniti, dove le navi aspettano quattro settimane per essere scaricate a causa della mancanza di lavoratori a terra. Ciò crea un caotico “effetto a catena” in tutto il mondo con navi bloccate e un eccesso di container in alcuni porti degli Stati Uniti e dell’Europa, ma non abbastanza nei porti di tutta l’Asia2.

Gli analisti ritengono che siamo ancora agli inizi dello sconvolgimento dovuto alla diffusione della variante Omicron che sta attraversando ogni fase del sistema economico, dai fornitori alla logistica e distribuzione alla vendita al dettaglio. La Cina sta subendo l’aumento più grave di casi di CoVid-19 dall’inizio dell’epidemia a Wuhan. Il governo cinese ha deciso di non abbandonare il suo approccio zero-CoVid-19, quindi continuano i blocchi di massa, le quarantene forzate e controlli molto più severi nei porti per impedire l’arrivo di nuovi casi.

L’impatto è stato avvertito in particolare nel centro manifatturiero di Zhejiang, sede del più grande porto mercantile del mondo, Ningbo-Zhoushan. Le autorità hanno messo in quarantena decine di migliaia di residenti, chiuso i terminal marittimi e sospeso le operazioni, costringendo le navi a cambiare rotta. A Xi’an, Samsung ha sospeso le operazioni nella sua fabbrica di semiconduttori e il personale è stato bloccato per tre settimane a gennaio, con interruzioni prolungate per la settimana di vacanza del capodanno lunare.

La recente carenza globale di semiconduttori ha costretto alla chiusura o ad una riduzione dell’attività delle fabbriche di un’ampia gamma di settori, dalle automobili ai dispositivi sanitari. Nel settore automobilistico, ad esempio, la produzione in alcuni Paesi dell’UE è diminuita di un terzo nel 2021. Ciò ha reso più evidente l’estrema dipendenza europea e globale della catena del valore dei semiconduttori da un numero molto limitato di attori asiatici in un contesto geopolitico complesso3. La vera e propria “fabbrica del mondo” di questi minuscoli componenti è Taiwan (con il gigante TMSC), che produce oltre il 90% dei microchips di ultima generazione di dimensioni inferiori ai 10 nanometri4. La Cina, d’altro canto, deve colmare un ritardo tecnologico significativo nei confronti di Taiwan e sta accelerando, nel quadro delle iniziative quali Made in China 20255, potendo contare su un proprio “campione” nazionale come la SMIC6 e avendo previsto investimenti nel settore dei chips di ultima generazione pari a 150 miliardi di dollari tra il 2015 e il 2025. Allo stesso tempo, Corea del Sud e Giappone hanno annunciato misure altrettanto significative: attraverso programmi di incentivi fiscali Seul (il cui “campione” nazionale è la Samsung) intende stimolare 450 miliardi di dollari di investimenti privati nel settore da qui al 2030, mentre Tokyo ha stanziato risorse pubbliche per circa 8 miliardi di dollari e gioca la carta della cooperazione bilaterale attraverso programmi di sviluppo congiunti con il colosso taiwanese TSMC.

Inoltre, la carenza ha anche illustrato l’importanza dei semiconduttori per l’intera industria e società europea, anche perché allo stato attuale non esiste una vera “industria” europea del settore dei semiconduttori. Il vantaggio che l’Europa poteva vantare fino agli anni ‘90 del secolo scorso è stato eroso dalla crescente competitività asiatica (a causa di minori costi di produzione) e dal minore sostegno pubblico, regolato dalla stringente normativa UE sugli aiuti di Stato. In partenza, dunque, l’Europa non è in prima fila e serve uno scatto significativo per colmare la distanza con i principali competitors, in termini di risorse finanziarie, di capacità produttiva, di competenze e tecnologie.

Con i consumatori che devono aspettare mesi per automobili, lavastoviglie e altri beni durevoli a causa della carenza di chip, il piano di politica industriale della Commissione Europea segna uno degli sviluppi più significativi dei cambiamenti tellurici che stanno avvenendo nell’economia globale a seguito della pandemia di CoVid-19 e arriva a quasi due anni dalla pubblicazione dell’EU Industrial Strategy (10 marzo 2020) e quasi ad un anno dal suo aggiornamento con l’obiettivo di dotare le industrie europee della capacità di guidare la duplice transizione verde e digitale dell’economia, preservando allo stesso tempo la loro competitività.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dichiarato l’8 febbraio che “i microchip sono al centro della corsa tecnologica globale. Sono, ovviamente, anche il fondamento delle nostre economie moderne.” Allo stesso tempo, von der Leyen ha affermato che “la pandemia ha anche esposto dolorosamente la vulnerabilità delle sue catene di approvvigionamento. Abbiamo visto che intere linee di produzione si sono fermate. Sebbene la domanda fosse in aumento, non siamo riusciti a fornire quanto necessario a causa della mancanza di semiconduttori“.

I semiconduttori sono risorse strategiche per le catene del valore industriali chiave. Con la trasformazione digitale stanno emergendo nuovi mercati per l’industria dei chip come automobili altamente automatizzate, cloud, IoT, connettività (5G/6G), spazio/difesa, capacità di calcolo e supercomputer. I semiconduttori sono anche al centro di forti interessi geopolitici, condizionando la capacità dei paesi di agire (militarmente, economicamente, industrialmente) e di guidare il digitale.

Von der Leyen ha annunciato l’adozione di una “legge sui chip” (EU Chips Act) da parte della Commissione che dovrebbe collegare ricerca, progettazione e test e coordinare gli investimenti nazionali e dell’UE7. È composta da una comunicazione, che illustra la strategia europea e la logica alla base del Chips Act, una proposta di regolamento e una raccomandazione agli Stati membri. Prevede un piano che dovrebbe mettere assieme fondi pubblici e privati e consentire aiuti di Stato per far decollare i massicci investimenti. Il regolamento necessita ancora dell’approvazione del Parlamento Europeo e degli Stati membri, che ne discuteranno nell’ambito della procedura legislativa ordinaria. Nel frattempo, gli Stati membri possono iniziare ad applicare le misure delineate nella raccomandazione per superare l’attuale carenza di chip fino all’adozione del regolamento.

Nelle intenzioni della Commissione, l’European Chips Act rafforzerà l’ecosistema dei semiconduttori nell’UE, garantirà la resilienza delle catene di approvvigionamento e ridurrà le dipendenze esterne. È un passo considerato fondamentale per la sovranità tecnologica dell’UE. Inoltre, dovrebbe garantire all’Europa di raggiungere l’obiettivo del decennio digitale di raddoppiare la sua quota di mercato globale dei semiconduttori per portarla al 20% nel 2030. Lo farà puntando su 5 obiettivi strategici:

  1. rafforzare la ricerca e la leadership tecnologica;
  2. costruire e rafforzare la capacità dell’Europa di innovare nella progettazione, produzione e confezionamento di chip avanzati;
  3. mettere in atto un quadro adeguato per aumentare la produzione entro il 2030;
  4. affrontare la carenza di competenze e attrarre nuovi talenti;
  5. sviluppare una comprensione approfondita delle catene di approvvigionamento globali dei semiconduttori.

L’European Chips Act ha 3 componenti principali:

  1. un’Iniziativa Chips per l’Europa per sostenere lo sviluppo di capacità tecnologiche su larga scala e l’innovazione nei chip all’avanguardia;
  2. un nuovo quadro per attrarre investimenti su larga scala (attraverso un effetto leva) nelle capacità di produzione e garantire la sicurezza dell’approvvigionamento; inoltre, un Fondo Chips (di 2 miliardi di euro) faciliterà l’accesso ai finanziamenti per le start-up per aiutarle a maturare le loro innovazioni e attrarre investitori. Comprenderà anche uno strumento di investimento azionario dedicato ai semiconduttori nell’ambito di InvestEU per sostenere le crescita dimensionale e le PMI per facilitare la loro espansione del mercato. E’ stata anche firmata una Dichiarazione Congiunta tra la Commissione Europea e la Banca Europea degli Investimenti (BEI) che favorirà l’effetto moltiplicatore dei fondi pubblici per attrarre investimenti privati di lungo termine nel settore8. Il settore dei semiconduttori è altamente intensivo in termini di capitale e tecnologia: ciò significa che è dunque richiesta un’ampia disponibilità di investimenti, soprattutto in termini di ricerca scientifica e sviluppo delle tecnologie individuate, che presentano anche un rapido tasso di obsolescenza necessitando di investimenti continui. La supply chain dei microchips è infatti particolarmente complessa e richiede procedimenti costosi in ogni fase: dai processi chimici per lavorare il silicio e le altre terre rare alla base dei circuiti integrati, alla progettazione fino alla fase di produzione vera e propria, che è sempre più sfidante a causa delle minuscole dimensioni dei cosiddetti “wafer” su cui viene innestato il chip. Gli investimenti richiesti in attività di R&S da un’azienda del settore sono mediamente del 15% dei ricavi: una percentuale molto elevata che limita anche l’accesso in questo comparto alle PMI;
  3. un meccanismo di coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione per monitorare l’offerta di semiconduttori, stimare la domanda e anticipare le carenze. Monitorerà la catena del valore dei semiconduttori raccogliendo informazioni chiave dalle aziende per mappare i principali punti deboli e colli di bottiglia. Raccoglierà una valutazione comune delle crisi e coordinerà le azioni da intraprendere da un nuovo pacchetto di strumenti di emergenza. Reagirà inoltre rapidamente e con decisione, facendo pieno uso degli strumenti nazionali e dell’UE. Il supporto degli Stati membri alla strategia europea per i chips potrà arrivare anche dai fondi nazionali dei Piani di Ripresa e Resilienza nell’ambito del Next Generation EU. In modo particolare, tali fondi saranno cruciali per la realizzazione di importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) destinati a progetti congiunti di due o più Paesi membri con l’obiettivo di creare una catena del valore della microelettronica integrata. Un primo IPCEI, che riunisce aziende, centri di ricerca e Stati membri è già stato avviato, con fondi pubblici per 2 miliardi di euro che stanno generando 6,5 miliardi di euro di investimenti privati, con un effetto moltiplicatore pari a 3.

L’iniziativa Chips for Europe rafforzerà le tecnologie dei semiconduttori e le capacità di innovazione, garantendo la leadership dell’UE in questo campo a medio e lungo termine. Sarà attuato principalmente attraverso l’Impresa Comune Chips (Chips Joint Undertaking), precedentemente nota come impresa comune per le tecnologie digitali chiave. L’iniziativa Chips for Europe dovrà:

  • rafforzare la leadership dell’Europa nella ricerca;
  • consentire l’accesso in tutta Europa agli strumenti di progettazione dei chip e alle linee pilota per la prototipazione e il test di tecnologie innovative per i chip;
  • stabilire una procedura di certificazione per chip affidabili e efficienti dal punto di vista energetico per garantirne la qualità e la sicurezza per le applicazioni critiche;
  • promuovere l’istruzione, le competenze e il talento nella microelettronica;
  • sostenere una rete di centri di competenza in tutta Europa per promuovere la progettazione e l’uso innovativi di sistemi a semiconduttori.

Inoltre, il Chips Act propone un nuovo quadro per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di chip, attirando investimenti e sostenendo la creazione di capacità di produzione su grande scala. Il quadro consente il sostegno pubblico per due nuovi tipi di impianti di produzione innovativi che sono i primi nel loro genere. Queste nuove strutture sono:

  • Fonderie aperte dell’UE“, che dedicherebbero una parte significativa della loro capacità manifatturiera alla produzione per altri attori industriali;
  • Strutture di produzione integrate“, che progetterebbero e produrrebbero chip per i propri mercati (ad esempio solo per il loro settore).

In vista dell’attuale crisi da carenza di chip, la Commissione ha presentato anche una raccomandazione agli Stati membri che incoraggia azioni immediate di coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione per affrontare la crisi. La raccomandazione stabilisce meccanismi per monitorare e mitigare le interruzioni nelle catene di approvvigionamento e rendere l’Europa più resiliente di fronte alle interruzioni attuali e future.

Lo European Chips Act integra le iniziative dell’UE già in corso nel settore dei semiconduttori, come ad esempio:

  • l’Alleanza sulle tecnologie dei processori e dei semiconduttori lanciata dalla Commissione nel luglio 2021 con l’obiettivo di identificare le attuali lacune nella produzione di microchip e gli sviluppi tecnologici necessari per la prosperità di aziende e organizzazioni, indipendentemente dalle loro dimensioni. L’Alleanza ha l’obiettivo di aiutare a promuovere la collaborazione tra le iniziative dell’UE esistenti e future, oltre a svolgere un ruolo consultivo e fornire una tabella di marcia strategica per l’Iniziativa Chips for Europe, insieme ad altre parti interessate;
  • programmi e azioni di ricerca e sviluppo come le imprese comuni, Horizon Europe e il Programma Europa Digitale;
  • l’importante progetto di comune interesse europeo (IPCEI) sulla microelettronica e le tecnologie della comunicazione.

La mossa di politica industriale dell’UE rispecchia il piano da 52 miliardi di dollari dell’amministrazione Biden, approvato dal Congresso con lo US CHIPS Act (dove CHIPS in questo caso sta per Creating Helpful Incentives to Product Semiconductors for America Act), per un investimento federale nel settore nazionale di produzione di chip che ha l’obiettivo di assicurare che vi sia una maggiore produzione negli Stati Uniti entro il 20269.

I responsabili della catena di approvvigionamento erano abili nell’adattarsi a disastri naturali imprevisti come tifoni e incendi, ma le conseguenze della pandemia sono state di enorme portata e sono andate oltre le contingenze10. I cambiamenti nella geopolitica, l’ascesa del nazionalismo, l’aumento dei prezzi dell’energia e dei costi di trasporto, oltre alle misure tese ad affrontare la questione del cambiamento climatico, si sono aggiunti al mix e hanno spinto le aziende – così come i governi che affrontano la crisi dei semiconduttori – a ripensare al modo in cui fanno affari. Sono alla disperata ricerca di una logistica che sia in grado di consegnare componenti e prodotti in tempi ridotti e di avvicinare la produzione ai consumi. Molte aziende stanno cercando di passare dalla logica del just-in-time a quella del just-in-case, accumulando scorte per proteggersi da interruzioni delle forniture11. Ci sono una serie di fattori in gioco che rimodellano l’economia, costringendo le aziende a riconsiderare ciò che stanno facendo. Insieme ai ritardi di prodotti e materiali chiave, le aziende continuano a essere perseguitate dalla carenza di manodopera grazie alle continue ondate del virus e ai lockdowns cinesi, nonché dall’inflazione che non si vedeva da decenni.

L’EU Chips Act si inserisce nella nuova stagione europea di politiche pubbliche che si pone l’obiettivo di indirizzare fortemente l’economia e l’industria verso obiettivi strategici. Un nuovo paradigma emergente che sovverte quello seguito nel corso degli scorsi decenni, durante i quali la libera concorrenza e le forze di mercato hanno guidato la specializzazione dell’industria made in Europe. La crisi pandemica e la crescente competizione geopolitica hanno indotto l’UE ad una decisa torsione: l’economia, e la politica industriale in particolare, deve essere guidata attraverso scelte politiche strategiche, senza più demonizzare l’utilizzo di sussidi e aiuti di Stato, finalizzati alla creazione di “campioni europei” nei settori critici del futuro. È ciò che si prefigge la EU Industrial Strategy del marzo 2020, aggiornata a marzo 2021; una strategia che ha aperto la strada all’attuale strategia europea per i chips. Per diventare davvero leader del futuro e per attrarre investimenti da parte di grandi imprese nella produzione dei chips, viene considerato essenziale che fondi pubblici e privati si integrino nelle fasi di ricerca, sviluppo, progettazione, produzione e nelle infrastrutture abilitanti.

Von der Leyen ha annunciato che l’UE adatterà le proprie regole per gli aiuti di Stato, con rigide condizioni, e che questo permetterà la nascita di un’industria cruciale per il futuro del continente. La stessa commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager ammette che nuove fabbriche di chips non potranno esistere in Europa senza un forte sostegno pubblico, che potrà coprire fino al 100% degli investimenti necessari. Ma, ha anche ammesso che la vigilanza sarà molto alta, per evitare una corsa europea ai sussidi nel settore. Una posizione che potrà scontrarsi con quella del commissario europeo per il Mercato Interno e i Servizi Thierry Breton, da sempre forte sostenitore della necessità di creare importanti “campioni” industriali europei, anche a detrimento delle regole sulla concorrenza.

Gli investimenti pubblici saranno centrali per attrarre anche grandi gruppi internazionali produttori di semiconduttori. Intel, a settembre 2021, ha annunciato un piano di investimenti per la produzione di chips in Europa pari a 80 miliardi di euro nel corso del prossimo decennio, con la creazione di due grandi impianti e altri sei più piccoli in Germania, Francia e forse anche in Italia. Per attrarre gli investimenti di Intel, si è aperta una gara (al ribasso) tra i Paesi europei, che hanno aperto negoziati con il potenziale investitore per offrire le migliori condizioni per ospitare la produzione della multinazionale americana. Intel richiede infatti un forte sostegno pubblico nella fase iniziale della costruzione di queste mega-fabbriche, che potranno avere un enorme impatto in termini di generazione di reddito, occupazione e innovazione per i Paesi riceventi.

Alessandro Scassellati

  1. In ogni caso, solo nel 2021, a livello globale sono stati prodotti più di mille miliardi di microchips, destinati soprattutto alla realizzazione di computer (32%), al settore delle telecomunicazioni (31%) e alla fabbricazione di automobili (12%). Il mercato dei semiconduttori è in crescita vertiginosa, con un aumento stimato al 25% nel 2021 (per un valore complessivo di oltre 550 miliardi di dollari) e destinato a proseguire anche quest’anno con un’espansione prevista al 9%.[]
  2. La spedizione marittima movimenta almeno il 90% delle merci in tutto il mondo e il costo del trasporto di beni via mare è aumentato vertiginosamente nell’ultimo anno. Ad esempio, l’indice mondiale dei container Drewry che misura il costo dello spostamento di un container da 40 piedi è superiore del 170% rispetto a un anno fa. Il prezzo su alcune rotte particolarmente richieste come da Shanghai a Rotterdam è aumentato di quasi il 200%; dal porto olandese a quello di New York il costo è aumentato del 212%. A largo della costa occidentale degli Stati Uniti si è creato un enorme collo di bottiglia dei grandi container. Con così tante navi incapaci di attraccare e scaricare, oltre l’80% dei 434 mila container da 20 piedi spediti dal porto di Los Angeles a settembre sono ripartiti vuoti. Le compagnie di navigazione possono guadagnare fino a otto volte di più portando merci dalla Cina agli Stati Uniti, quindi aveva senso riportare i container in Asia piuttosto che aspettare che venissero riempiti. Ciò ha creato enormi squilibri in tutto il sistema, per cui le catene di approvvigionamento sono state scombussolate. La capacità di spedizione è stata rapidamente esaurita all’inizio della pandemia perché tutti avevano pianificato un forte calo della domanda, ma in realtà c’è stata un’impennata perché i consumatori volevano comprare beni. Poi, il lato dell’offerta è stato duramente colpito da porti, magazzini e compagnie di autocarri a corto di lavoratori. Come risultato, i beni di consumo di base stanno aumentando di prezzo a causa dei costi di spedizione più elevati e dell’aumento della domanda da parte dei consumatori bloccati a casa per mesi e incapaci di spendere soldi in servizi, come le vacanze e le serate fuori. I prezzi del caffè sono raddoppiati nell’ultimo anno, secondo i dati attuali, così come il prezzo dell’avena. Legname, cotone, grano e olio di palma sono aumentati di oltre il 30%. Non sorprende che l’inflazione abbia toccato i massimi da quattro decenni nelle economie occidentali come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea, portando la richiesta di porre fine alle politiche monetarie estremamente accomodanti perseguite dalle banche centrali dal 2008. Prima che la pandemia colpisse, l’industria marittima aveva ridotto i costi di trasporto delle merci e aveva perfezionato il sistema “just-in-time in base al quale merci e pezzi di ricambio venivano spostati senza problemi in tutto il mondo e consegnati esattamente quando e dove erano necessari. Ciò aveva ridotto drasticamente i costi aziendali, ad esempio riducendo o eliminando completamente la necessità di magazzino in loco.[]
  3. Il deterioramento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, che ha portato a tariffe commerciali e perdita di fiducia, ha avuto un impatto maggiore di quanto finora riconosciuto, dislocando meccanismi del commercio mondiale che sono stati dati per scontati per almeno un paio di decenni.[]
  4. Taiwan è intenzionata a conservare questa leadership, con il progetto di aprire altri dieci siti di produzione nei prossimi anni e la concessione di crediti di imposta fino al 15% per nuovi investimenti in R&S.[]
  5. La leadership cinese vuole che entro il 2025 il 70% della produzione di beni oggi importati – dagli aeroplani alle auto elettriche, dai semiconduttori alla robotica, dalle attrezzature marittime alle tecnologie 5G dei sistemi di telecomunicazioni wireless (con aziende, come Huawei e ZTE, che sono già leader di livello mondiale nella fornitura di infrastrutture tecnologiche per le telecomunicazioni e il mobile nello standard 5G), dal materiale ferroviario alla biofarmaceutica e dai macchinari per la produzione di energia ai macchinari per l’agricoltura – sia fatta in casa e consenta di acquisire posizioni di leadership globale. Anche in risposta all’ostracismo americano verso Huawei e altre aziende tecnologiche, la Cina ha ordinato che tutte le apparecchiature informatiche e i software stranieri vengano rimossi dagli uffici governativi e dalle istituzioni pubbliche entro tre anni, a partire dal 2020 La direttiva del governo rappresenta un duro colpo per imprese come HP, Dell e Microsoft.[]
  6. Lo sviluppo di SMIC ha incontrato alcune difficoltà, da quando il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato nel dicembre 2020 di aver aggiunto altre società cinesi, oltre a Huawei, inclusa SMIC, alla sua Entity List, vietando il suo accesso a attrezzature di produzione avanzate dai fornitori statunitensi a causa dei cosiddetti legami con l’esercito cinese, in particolare per i semiconduttori di 10 nanometri e le tecnologie correlate processi più avanzati. Bloomberg ha riferito nel dicembre 2021 che l’amministrazione Biden sta valutando la possibilità di imporre sanzioni più severe a SMIC, basandosi sullo sforzo per limitare l’accesso della Cina alla tecnologia avanzata.[]
  7. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva già annunciato un EU Chips Act nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 15 settembre 2021, sottolineando la necessità di collegare tra loro le capacità di ricerca di livello mondiale dell’Europa e di coordinare gli investimenti dell’UE e nazionali lungo la catena del valore. La Von der Leyen ha inoltre visitato ASML, uno dei principali attori europei nella catena del valore globale dei semiconduttori, con sede ad Eindhoven.[]
  8. La BEI è già pronta ad aumentare i finanziamenti per supportare il rafforzamento dell’intera filiera europea dei semiconduttori: in primo luogo, la Banca lancerà, nel quadro di InvestEU, una facility dedicata ai semiconduttori per rafforzare la patrimonializzazione di piccole imprese impegnate nello sviluppo di innovazioni nel settore dei semiconduttori e delle tecnologie quantiche. I prestiti della BEI potranno supportare fino al 50% degli investimenti nel campo dei semiconduttori, dalla R&S fino alla fase di industrializzazione.[]
  9. Lo US CHIPS Act è stato approvato con un voto 68-32 dal Senato l’8 giugno 2021, dimostrando come il confronto economico con la Cina sia una questione che unisce entrambi i partiti al Congresso, una rara questione unificante in un’era di divisione. Il fondo federale da 52 miliardi è volto a creare un effetto leva che stimoli fino a 250 miliardi di investimenti privati. Gli USA, al pari dell’Europa, soffrono di un ritardo tecnologico significativo e hanno perso la leadership di alcuni decenni fa in termini di quote di mercato globale, essendo passati dal 37% nel 1990 al 12% circa di oggi. Di recente, 65 importanti attori della catena del valore dei semiconduttori, tra cui Apple, Microsoft, Google, Intel, Nvidia e Amazon, hanno formato la Semiconductors in America Coalition (SIAC), con l’obiettivo di rafforzare l’industria dei semiconduttori statunitense attraverso l’utilizzo delle risorse finanziarie stanziate dal Congresso.[]
  10. La reportistica aziendale negli Stati Uniti, in Europa e nell’Asia del Pacifico è zeppa di una litania di riferimenti ai problemi che i manager devono affrontare a causa dei problemi caotici delle catene di approvvigionamento. Negli Stati Uniti, Harley Davidson ha affermato che i suoi clienti dovranno sopportare il peso maggiore dell’aumento dei prezzi dei componenti e Starbucks ha affermato che sta aumentando i prezzi per la terza volta da ottobre, mentre il trasporto aereo di merci di FedEx è in piena espansione dal momento che le aziende cercano un modo per aggirare i colli di bottiglia. In Europa, il più grande datore di lavoro privato del Regno Unito, il supermercato Tesco, ha affermato che l’inflazione alimentare raggiungerà il 5% questa primavera a causa della minore offerta, il prezzo della birra è in aumento a causa di un “circolo vizioso dei costi” e il produttore di camion Iveco ha segnalato problemi prolungati della supply chian.  In Australia, gli analisti della Commonwealth Bank hanno affermato la scorsa settimana che le interruzioni della catena di approvvigionamento indotte dal CoVid-19 e la carenza di manodopera continuano ad aumentare la pressione per un grande aumento dei prezzi per le imprese, indebolendo la fiducia delle imprese.[]
  11. Anche gli attacchi informatici e la robotica hanno spinto le aziende a rivedere le loro catene di approvvigionamento e localizzare le origini dei materiali più vicino al mercato di casa.[]
Esplosione dei prezzi. Mettere l’economia al servizio dei bisogni e non degli speculatori
Giorno del ricordo. Ricordare Gramozna Jama

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