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Conflitti digitali

di Roberto
Rosso

Le notizie sul digitale si succedono quasi quotidianamente, da più di un anno stiamo cercando di individuarne processi e tendenze, seguirne la trasformazione che subisce e induce nelle formazioni sociali dove le tecnologie digitali si sono diffuse in modo pervasivo. Le cronache del digitale descrivono una scena carica di contraddizioni e di conflitti, di rotture della continuità dei processi di riproduzione della società. I termini adatti per descrivere questa realtà sono complessità, instabilità, singolarità.

Il potere finanziario, la capacità di orientare l’evoluzione delle società, la capacità di crescere economicamente nel pieno della crisi pandemica rendono permanente il confronto, la competizione ed anche lo scontro tra il potere statuale ed i big del digitale. La composizione tecnica del capitale, in tutte le sue forme, ne viene rivoluzionata, assieme a quella sociale, così come le forme e i tempi del lavoro, il rapporto tra tempo di lavoro e tempo di vita. Il quadro dei conflitti è inesauribile.

Questa nota introduttiva sintetizza molti dei temi cha abbiamo sino ad ora affrontato e connotano alcuni degli eventi che vogliamo trattare in questo articolo; l’intreccio tra cronaca ed approfondimenti suggerisce di produrre settimanalmente una sorta di rubrica con la cronaca degli eventi più significativi a fianco di eventuali testi di analisi.

il conflitto che ha per posta in gioco la stabilizzazione del lavoro precario dei riders,  governato dagli algoritmi, vede in Italia un importante intervento della procura di Milano, mentre ha avuto esiti opposti in Gran Bretagna ed in California.

Lo sfruttamento di almeno 60 mila ciclofattorini che sfrecciano nelle città italiane per portare il cibo a domicilio costerà alle piattaforme digitali Glovo, Uber Eats, Just Eat e Deliveroo 733 milioni di euro di ammenda e l’obbligo di assumerli tutti entro novanta giorni, da oggi, con un contratto di «prestazione coordinata e continuativa», passando da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati, come stabilito da una sentenza della Corte di cassazione del 24 gennaio 2020. Se le aziende pagheranno almeno un quarto della cifra massima stabilita da queste ammende, «ciò consentirà loro l’estinzione del reato» compiuto sulla violazione delle norme sulla sicurezza di questi lavoratori ha sostenuto Antonino Bolognani, comandante del Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri di Milano1. Così ha stabilito la procura di Milano a conclusine di una iniziaya nel luglio 2019 dopo una serie di incidenti stradali che hanno oinvolto i rider.

In Gran Bretagna la Corte Suprema ha respinto un ricorso di Uber2 contro una sentenza di un tribunale del lavoro dell’ottobre 20163 che apriva al riconoscimento del diritto dei 40.000 autisti che lavorano per Uber al trattamento come ‘workers’i (paga giornaliera, pensioni e tutti gli altri diritti). La corte ha stabilito che i contratti -che Uber costringeva gli autisti a firmare- erano tali da precludere loro ogni possibilità di reclamare i propri diritti4, che i trasportatori erano dipendenti visto il controllo che Uber esercitava sulle loro prestazioni ed infine l’orario di lavoro iniziava dal momento in cui facevano login alla app di Uber e terminava al moment del logoff. Più chiaro di così le motivazioni della sentenza non potrebbero essere. Significativo è anche il nome del sindacato dei trasportatori, “App Drivers and Couriers union”. Direttamente da Londra l’articolo ‘Uber bocciato dalla Corte Suprema inglese: gli autisti sono worker'5 che ne sviluppa una analisi approfondita.

In California, al contrario, i giganti della GIG economy hanno vinto6. Con le elezioni presidenziali, com’è d’uso, in California sono state sottoposte al voto alcune proposte, una di queste la Prop 22 era centrata su l’Assembly Bill 5 (AB 5), una legge dello stato di California che riclassificava alcuni tipi di l lavoratori indipendenti 7 come dipendenti. I giganti della GIG economy Uber, Lyft, Doordash e altri hanno speso la cifra incredibile cifra di 111 milioni dollari per far passare la Prop 22, che avrebbe cancellato l’Assembly Bill 5 (AB 5). Si tratta della cifra di lunga più elevata mai investita per sostenere una proposta di legge nello stato di California. D’altra parte le compagnie avevano molto da perdere, affermando che sarebbero andate in bancarotta se avessero dovuto ‘regolarizzare’ i loro dipendenti, minacciando anche di abbandonare lo stato, dopo aver avversato l’Assembly Bill 5 (AB 5) in tutti le istanze giudiziarie a loro disposizione. La Prop 22 è passata con una travolgente maggioranza, conquistata con una martellante campagna, con messaggi che comparivano ogni qual volta si apriva l’app di Uber. L’articolo della Monthly Review offre una analisi dei contenuti della campagna orchestrata dalle aziende della GIG economy, che si sono presentate come i campioni della libertà di scelta e dell’indipendenza, da conquistarsi anche al costo del salario e del diritto alla cura, mentre si rappresenta sulla scena anche la libertà delle aziende, dotate di piena soggettività, a cui estendere la configurazione di libertà analoghe a quelle della persona umana, enfatizzando la libertà negativa, come libertà dallo stato etc,…- al contrario della libertà garantita dalla libertà dai bisogni, dal pieno sviluppo della persona.

Il conflitto tra capitale e lavoro comincia ad investire anche Google, toccando anche il diritto di critica al prodotto che l’azienda mette sul mercato in particolare l’uso dell’intelligenza artificiale. E’ stata l’occasione per il manifestarsi di ’Alphabet Workers Union, in cui si tanno cominciando ad organizzare i dipendenti di Alphabet, società madre di Google8. Iniziativa presa da poche centinaia di dipendenti nel cuore di una sistema che conta oltre 260.000 tra dipendenti e contractor. Gli organizzatori hanno parlato di «piattaforma per l’attivismo» all’interno dell’azienda, e il sindacato è espressione di una militanza ricorrente a Google e nella Valley, specie attorno a questioni di «diversità», discriminazione nella paga, e molestie sessuali; “Il catalogo dei reclami esprime un idealismo che mostra segni di saldarsi con le istanze della «manovalanza» digitale come quelle di lavoratori della gig economy e di colossi come Amazon.” Proteste si erano già verificate negli anni precedenti9, le rappresaglie dell’azienda sono sempre state giustificate con presunte violazioni alle procedure che garatiscono la sicurezza dei dati.

Il 2 dicembre 2020, co-leader del team etico di Google per l’intelligenza artificiale, è stata licenziata per avere criticato la discriminazione verso donne e persone di colore negli algoritmi di riconoscimento facciale10. «Non è l’intelligenza artificiale ad avere pregiudizi, è il modo in cui viene addestrata e i dati utilizzati a questo scopo che possono causare le discriminazioni. I bias degli algoritmi mostrano i pregiudizi della nostra società», ha spiegato Ann Johnson, vicepresidente di Microsoft, in occasione del Digital Summit di Dublino11.

Dopo il licenziamento di Timnit Gebru si è arrivati a quello di Margaret Mitchell che ha fondato il team di ricerca sull’etica e l’intelligenza artificiale di Google12. Le Big tech della mitica Silicon Valley ostacolano in tutti i modi la nascita di organizzazioni sindacali e reprimono ogni manifestazione di lotta. Il dato importante è la saldatura tra la difesa delle condizioni materiali con la critica all’uso delle tecnologie, quelle che stanno sotto il nome di Intelligenza Artificiale (I.A), che costituiscono la componente essenziale di qualsiasi servizio digitale dai social media, dal riconoscimento facciale sino al funzionamento degli smart phone. D’altra parte anche la gestione di social media come Facebook oltre agli algoritmi di I.A. si basa sul lavoro di migliaia di persone impiegate in procedure di controllo.

Se iI conflitto interno alle aziende del digitale mette in discussione il regime di controllo totale sull’organizzazione interna e la repressione di ogni voce critica, si dispiega il conflitto con il potere degli stati e gli altri media. Il caso più eclatante riguarda l’Australia dove Facebook ha booccato ogni post sia classificato come ‘news dall’Australia, la mossa è stata la risposta ad una legge che imporrebbe a FB di pagare per ogni notizia pubblicata13. Il blocco ha avuto la conseguenza di far sparire ogni sorta di informazioni prodotta da serivzi di pubblica utilità, da reti sociali di ogni tipo, classificati come news, ben oltre quella ridotta percentuale di post relativi a news offerte dai vari organi di informazione. La gravità delle conseguenze è stata accresciuta dall’uso delle pagine di FB per coordinare le azioni di contrasto alla pandemia Covd-19. Negli ultimi giorni pare si sia arrivati ad un compromesso14. La politica di Google sia stata più conciliante con la definizione di contratti con i diversi organi di informazione australiani.

È evidente il carattere esemplare del ‘caso australiano’ che rimanda ad una analisi dei flussi di informazione e relazioni sociali che i social media veicolano, dove il modello di business si basa innanzitutto sulla profilazione dei soggetti che sui social network si avventurano, dove la profilazione riguarda attori e passivi. Una complessità inestricabile, in cui i circuiti dell’informazione sono ormai incardinati dai grandi aggregati dell’informazione ai songoli professionisti che diffondono i propri contenuti sui social media cosi come reti di cooperazione sociale ed istituzioni locali coordinano parte importante della propria attività.

Il ‘conflitto australiano’ richiede una critica partecipata e condivisa del sistema dell’informazione della comunicazione, una esplorazione del senso della conoscenza come bene comune, dell’acccesso all’informazione, ai la comunicazione, alla conoscenza come diritto fondamentale, condizione della costruzione e del rispetto di ogni altro diritto. Chi lavora -non come volontario, ma come professionista- nella trasformazione dell’architettura dei sistemi dell’informazione e della comunicazione pubblica, ha visto peggiorare la propria condizione, ciò rimanda alla necessità di far crescere ed innovare forme di cooperazione e di conflitto, capaci di legare utenti e produttori dell’informazione. Ciò a molto a che fare con la consapevolezza del valore delle informazioni che tutti gli organi, i social media in particolare, fanno circolare in un modo mai conosciuto prima. Mentre ognuno si sente in diritto di diventare dal proprio profilo un professionista dell’informazione, di professare verità incontestabili, gli organi di informazione, i quotidiani in primis, migrano sempre di più dalla carta al digitale, realizzando un modello di business fondato sulle informazioni a pagamento, dal New York Times ai quotidiani del gruppo GEDI, e quindi sulla gerarchizzazione del contenuto informativo offerto ai lettori in base alla capacità di spesa; la pubblicità è gratis per tutti.

Ultimo conflitto di cui parliamo questa settimana è quello che oppone Apple che produce principalmente dispostivi, oltre ad un proprio sistema di servizi, a Facebook. Apple mette a disposizione ai possessori dei propri disositivi un sistema di protezione della privacy che impedisce il tracciamento da parte delle applicazioni15, condizione fondamentale nel modello di business di Facebook, che subirebbe un danno, secondo una prima stima di oltre 6 miliardi di dollari l’anno.

Il panorama dei conflitti è ampio ed è destinato ad ampliarsi, con diversi tentativi di regolazione  le direttive sui servizi ed il mercato digitale dell’Unione Europea, di cui abbiamo già parlato, i ricorsi antitrust negli Usa contro le società Big Tech o il conflitto in Cina tra Jack Ma ed il governo Pechino che ha imposto un giro di vite sull’impero commerciale di Jack Ma, a cominciare dall’offerta pubblica iniziale di 37 miliardi di dollari dell’affiliata per i pagamenti di Alibaba, Ant Group, che è stata annullata dalle autorità all’ultimo minuto nello scorso mese di novembre.

È certamente segno di una contraddizione, la crecita del mercato e del valorfe delle cripto valute, dei bitcoin. Mercato caratterizzato da una profonda volatilità, ma che ha visto negli ultimi mesi una fortissima crescita, dopo aver toccato i 50.000 dollari oggi viaggia attorno ai 41.000, il valore complessivo a toccato i 100 miliardi di dollari. Nostante il carattere erratico delle quotazioni, si tratta di una nuovo fattore destabilizzante nei mercati finanziari il cui stabilità futura è in predicato, metre le banche centrali progettano l’emissione delle proprie valute digitali. Elon Musk  aveva dato una spinta con l’acquisto di bitcoin per un miliardo e mezzo di dollari, ma è bastato che accennasse che le quotazioni di bitcoin ed ethereum «sembrano alte» per innescare da lunedì un’ondata di vendite non solo sulla criptovaluta, ma anche sulla sua azienda Tesla16.

Dobbiamo riflettere se e come agire per socializzare il conflitto, lottare contro un sistema globale che fonde processi di finanziarizzazione e concertazione del controllo sulla produzione di conoscenza e sulle reti tecnologiche e digitali. Un sistema in perenne disequilibrio, che passa da una crisi all’altra, che nelle crisi approfondisce le diseguaglianze, mentre rinnova la propria configurazione ed i propri equilibri di potere.

La vicenda della produzione dei vaccini contro il Sars-Cov-2 costituisce oggi la vicenda più emblematica e drammatica che testimonia della necessità di far diventare bene comune, libero e condiviso, il patrimonio di conoscenze prodotto dalla ricerca, finanziata ampiamente con fondi pubblici, così come quello prodotto dalle reti sociali il cui patrimonio di relazioni e conoscenze è sempre più appropriato e sussunto da privatissimi dispositivi globali.

  1. https://ilmanifesto.it/colpo-colossale-al-caporalato-digitale-60-mila-rider-da-assumere-in-3-mesi-e-multa-da-733-milioni-di-euro/ []
  2. https://www.theguardian.com/technology/2021/feb/19/uber-drivers-workers-uk-supreme-court-rules-rights.[]
  3. https://www.theguardian.com/technology/2016/oct/28/uber-uk-tribunal-self-employed-status.[]
  4. “can be seen to have as their object precluding a driver from claiming rights conferred on workers by the applicable legislation”.[]
  5. https://transform-italia.it/uber-bocciato-dalla-corte-suprema-inglese-gli-autisti-sono-worker/ []
  6. https://monthlyreview.org/2021/02/01/manipulations-of-freedom/.[]
  7. certain independent contractors and freelancers as employees”[]
  8. https://ilmanifesto.it/la-piattaforma-per-lattivismo/[]
  9. https://www.theguardian.com/technology/2019/nov/25/google-firing-protest-rebecca-rivers.[]
  10. https://www.technologyreview.com/2020/12/04/1013294/google-ai-ethics-research-paper-forced-out-timnit-gebru/.[]
  11. https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2019/10/15/news/come-sconfiggere-il-pregiudizio-degli-algoritmi-1.37711722.[]
  12. https://www.lastampa.it/tecnologia/news/2021/02/20/news/google-licenza-un-altra-ricercatrice-del-team-sull-intelligenza-artificiale-1.39931171.[]
  13. https://www.theguardian.com/technology/2021/feb/18/facebook-condemned-in-uk-and-us-for-attempt-to-bully-democracy.[]
  14. https://www.nytimes.com/2021/02/22/technology/facebook-australia-news.html.[]
  15. https://tech.fanpage.it/quando-arriva-e-come-funziona-la-nuova-privacy-di-ios-14-che-fa-paura-a-facebook/[]
  16. https://www.ilsole24ore.com/art/tesla-azzera-guadagni-2021-ora-e-vittima-bitcoin-ADvhEjLB []
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