Ci hanno tenuti a galla le donne

di Luca
De Simoni

Qualche settimana fa l’ex ministro della giustizia francese Christiane Taubirà ha lanciato un messaggio in un’intervista rilasciata a France Inter, un settimanale parigino: “Infermiere, badanti, cassiere, insegnanti, personale delle pulizie: è una banda di donne a tenere a galla la società nella lotta contro il coronavirus”. Un messaggio che in effetti sottolinea una grande verità, e merita di
essere approfondita e analizzata.

In Italia il 77% dei dipendenti del Sistema Sanitario Nazionale è donna, un dato eloquente. La percentuale è simile per quanto riguarda le cassiere e si impenna al 90% quando si parla di badanti. Mestieri che si sono riscoperti essenziali durante questa fase.

Cosa avremmo fatto durante questi mesi di pandemia e lockdown senza il coraggio di queste donne? Chi avrebbe battuto centinaia di scontrini al giorno, tenendo aperti i supermercati? chi avrebbe continuato ad insegnare ai nostri figli a distanza, occupando del tempo fondamentale nelle loro giornate e nella loro crescita, che proprio non poteva venir meno? Chi avrebbe assistito i nostri anziani, i più fragili in questa situazione? Chi si è occupato e si occuperà di pulire e sanificare gli ambienti per renderli poi fruibili a noi? Chi si sarebbe, e si sta prodigando in corsia, bardate dalla testa ai piedi, quasi irriconoscibili ai pazienti, se non fosse per gli occhi che sbucano dalla mascherina, e le piccole invenzioni adottate dal personale sanitario per farsi riconoscere dai malati di covid?

Oltre che ad essere occupati per la stragrande maggioranza da donne, queste professioni hanno un’altra cosa in comune: essere, almeno fino a qualche mese fa, poco considerati e tutt’oggi poco remunerati. Queste forti ineguaglianze di genere sono state esasperate e riportate alla luce dalla pandemia e dal lockdown.

Non sarò certo io a dover mettere in luce le qualità e la centralità, spesso sottovalutate, delle donne nelle nostre società ma fa sempre bene ricordarlo.

Come se non bastasse quanto appena sottolineato, un sondaggio dell’Istituto Harris Interactive, realizzato fra l’8 e il 9 aprile per il “secrétariat d’Etat à l’égalité entre les femmes et les hommes” (la Segreteria di Stato per la parità tra donne e uomini francese), stima che sono le donne nel 58% dei casi ad assicurare lo svolgimento della maggioranza delle mansioni casalinghe e dell’educazione. Un dato in linea con quello medio europeo, seppur con qualche eccezione in Svezia, che la fa da padrone in quanto a parità di genere.

Per quanto riguarda la politica invece c’è da notare un notevole incremento delle donne nei seggi parlamentari europei, nel 2003 ne occupavano circa un quinto mentre nel 2018 si è arrivati al 30%.

L’Italia si piazza nei primi 6 paesi in Europa per presenza di donne in politica, con un non trascurabile 35%. Tuttavia, non al governo dove la presenza femminile si abbassa drasticamente.

Nel mondo invece la percentuale più alta di donne nel governo si trova, udite udite, in Ruanda, dove le quote rosa sono addirittura in maggioranza rispetto agli uomini, con il 54% di presenze nell’organo esecutivo del paese africano. Un onere che le donne hanno dovuto assumersi dopo la decimazione della popolazione maschile, avvenuta durante il genocidio.

Oggi il Ruanda è uno dei paesi più prosperi in Africa ed ha cambiato completamente marcia, attuando piani di investimenti che guardano al futuro (vedere il Kigali Master Plan 2040, un piano avveniristico di urbanistica sostenibile che ha ricevuto ampi riconoscimenti internazionali grazie all’idea di sviluppare attraverso città satelliti il centro urbano mantenendo ampie zone verdi) e mettendo a punto un capillare piano economico in supporto alla popolazione. C’è infatti un importante sistema di “social benefits” per le fasce più deboli della popolazione.

Un caso che la rinascita di questo paese martoriato da anni di guerre interne avvenga in seguito a l’affermarsi di una leadership rosa?

Un‘altra tesi che sostiene quanto le donne possano offrire dal punto di vista della gestione organizzativa e del rinnovamento, possiamo trovarla in uno studio della Banca d’Italia, la quale ha indicato che un aumento del tasso di partecipazione femminile al 60% comporterebbe un aumento del PIL fino al 7%. Per McKinsey (multinazionale di consulenza strategica) la parità di genere può valere il 26% del PIL mondiale in più entro il 2025(12 trilioni di dollari). Ne sono esempio virtuoso alcune aziende italiane a guida femminile, che hanno registrato aumenti di fatturato notevoli e si sono attestate fra le migliori in Europa nell’ultimo anno.

A conclusione di questa analisi sorgono spontanee due domande: perché i mestieri elencati all’inizio dell’articolo vengono svolti in larga maggioranza da donne? Una parte di risposta potrebbe trovarsi in quella che è l’innata empatia femminile, la maggiore attenzione verso i più fragili, qualità che fanno parte di loro più che di noi uomini, ma legate anche alla forza delle donne, che non si tirano mai indietro quando c’è da combattere. La seconda domanda, che mi pongo e alla quale però non riesco a dare una risposta neanche in parte, è perché viste anche alcune dimostrazioni macroscopiche ancora si esita ad affidare ruoli di maggior importanza alle donne, a metterle al centro dei processi decisionali, ad affidargli le sorti di un paese?

L’Europa del Sud
Per la salute pubblica, non per il MES

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