editoriali

Ce lo chiede l’Europa, vota Unione Popolare

di Roberto
Musacchio

“Ah, les italiens”, era un epiteto che mi dicevano scherzosamente quando ero Parlamentare Europeo. Capitava, di solito, quando raccontavo le peripezie per provare a convivere con Prodi e l’allora PDS, cercando di spostare quella traiettoria che, da Maastricht in poi, portava verso quella che ormai si può definire l’Europa reale. Quella, per intendersi, in guerra per procura, schiantata su crisi ricorrenti ed intrecciate mentre la sua classe di governance cooptata sembra l’orchestrina sul Titanic.

Les italiens erano quel pezzo di resistenza a ciò che veniva avanti inesorabilmente dopo lo scioglimento del PCI, ma degli stessi altri partiti della prima Repubblica, con una degenerazione maggioritaria che era in realtà un andare verso la democratura. Che è poi la cifra reale della UE, creatura ademocratica per costituzione funzionalistica.

Ciò che aveva resistito allo scioglimento del PCI ed al passaggio del suo “gruppo dirigente” diciamo così scherzosamente perché il PCI era dotato di vita propria, “da Mosca a Washington con succursale a Bruxelles”, provava a tenere il campo, a incidere. Lotte sociali, difensive di pensioni, salari, diritti, pubblico, puntualmente “tradite” da politicismo a ribasso. Resistenza politica, aggrappati con i denti ad una autonomia politica, organizzativa ed elettorale. Un navigare tra Scilla di continuare a premere su quelli con cui avevi diviso decenni di Storia e Cariddi di cercare di distinguere il tuo destino dal loro che ormai capisci va altrove.

Si inventano desistenze, non belligeranze, accordi col trattino tra te e il centrosinistra, les italiennes.

Ma poi non ce la fai più. All’ennesima schifezza di un governo che per altro cade da destra, provi a separare i destini tuoi e loro. A farti arcobaleno per innovare le culture ma all’opposizione. Ma vai a sbattere. Perdi. Ti frantumi, che oggi vedi che i Cinquestelle che hanno durato ben meno e giocato su tutti i tavoli, pure provano a salvarsi. Tu no. Qualcuno trasforma le tattiche in strategie e i giochi di carambola in tirare a campare. Altri si arroccano ma ognuno da una parte della scacchiera. E ognuno, ma proprio ognuno, gioca con la sua di scacchiera, tra mugugni, settarismi, sconfittismi.

Soprattutto, la seconda potenza mondiale, il movimento dei movimenti e il più grande movimento operaio di Occidente seguono il declino della politica. Stavi al governo e facevi qualche porcata di troppo e, giustamente, si incazzavano. Ora sei fuori anche dal Parlamento, le porcate sono quotidiane e si vede più mugugno che incazzatura. Più odio per la casta che per la classe. D’altronde si è cominciato col dare a Dini, sulle pensioni, ciò che si era negato a Berlusconi.

Anche oggi qualcuno de les italiennes ripropone giochi di un repertorio ormai esausto. Sto col PD, ma non sto col PD. Il mio programma è altro, quando sai che un tempo per quell’altro arrivavi a fare cadere un governo mentre ora non sei in grado, se pure hai voglia, di fare nulla. Per battere le destre, quando stai con Letta che proprio fa altro. Quando le stesse Sardine delle decine di migliaia a cantare Bella Ciao e giurare l’Italia non si Lega si sono dissolte col PD al governo con la Lega, hai poco da fare argine con una Maginot bucata da tutte le parti. Difficile darsi respiro europeo quando la forza più significativa dei verdi, i grunen tedeschi, sono i più oltranzisti sulla guerra. E i Cinquestelle non hanno casa europea.

Anche perché stai in una Europa reale che ormai le destre le ha sdoganate con le sue politiche “moderne” e il suo revisionismo storico. Equiparando fascismo e comunismo. Smontando l’Europa sociale. Consegnandosi alla guerra Orwelliana. Facendo pagare agli europei i costi delle guerre tra imperialismi e insieme l’impero della finanza globale. Le due voci che stanno nelle nostre bollette.

In questa UE le destre estreme sono da tempo sdoganate. In Italia da Berlusconi ma anche dal PD che ci ha governato e ci ha spartito il campo. Ora governano la Svezia che ha svenduto la propria Storia alla NATO, trasversalmente. Toccherà all’Italia il governo degli “eredi di” sdoganato da Washington. E poi bisogna temere per la Spagna. In Grecia hanno massacrato Tsipras per ridare il Paese a chi lo aveva rovinato.

Di fronte a tutto ciò le parole di appoggio di Mélenchon e Iglesias oltre a fare piacere a chi con testardaggine continua a cercare e a provare, hanno il pregio della semplicità. Per battere le destre ci vuole la sinistra e non certo quelli, come il socialismo liberale, che le aiutano. Mélenchon viene da quella Francia dove NUPES ha rimpiazzato il socialismo sradicato dal liberismo e da Macron. Iglesias sa del corpo a corpo di tre passaggi elettorali fatto con quel Psoe che voleva fare altro. E che nonostante un governo migliore l’ombra di Vox è sempre più pesante.

Non c’è legge elettorale che motivi la rinuncia al contare sulle proprie forze. Quelle italiane di oggi e di ieri fanno schifo. Ma ovunque si è puntato a restringere il pluralismo della rappresentanza e le sinistre hanno lottato per mantenere non la tribuna ma l’identità. Che poi è il senso della politica senza cui la politica non ha senso.

L’ultima riconnessione tra politica e sentire popolare sono stati i Cinquestelle. Ma, ho già scritto, l’odio di casta non è l’odio di classe. Loro non siamo noi. Quello che ci chiede l’Europa dei “nostri” è di tornare ad esserlo con loro anche noi, les italiens.

Roberto Musacchio

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