editoriali europei

Buoni propositi e scheletri nell’armadio

In preparazione della COP26 di Glasgow, il Parlamento Europeo ha adottato una Risoluzione per orientare la partecipazione dell’Unione Europea alla Conferenza. Si tratta di una Risoluzione con un livello di compromesso tra i Gruppi decisamente alto, considerando gli standard del Parlamento sulle materie ambientali. Basta ricordare il compromesso colpevolmente basso sulla “Legge europea sul clima”. Ed è significativo che la Risoluzione sia passata con i voti di tutti i Gruppi ad eccezione di Identità e Democrazia (Lega e lepenisti) e Conservatori e Riformisti Europei (Fratelli d’Italia e destre estreme). Certo il PPE qualche mal di pancia lo ha avuto; per esempio, non ha votato due importanti emendamenti presentati dai Verdi che sono stati approvati senza i loro voti. E, nel dibattito, i Popolari sono sembrati ossessionati dal voler bilanciare un voto per una Risoluzione troppo di sinistra con pesanti attacchi alla Cina. In questo, seguiti a ruota dalla “socialista” Simona Bonafè.

Purtroppo, come spesso accade, questa Risoluzione rischia di rimanere un bel paramento, anche finemente ricamato, destinato a coprire il ben noto armadio pieno di scheletri. Non solo perché le indicazioni del Parlamento non si traducono necessariamente in comportamenti coerenti di chi rappresenta l’UE a Glasgow, a cominciare dal Consiglio. Non solo perché, al di là delle posizioni spesso grottesche delle destre – in primo luogo quelle rappresentate dagli imbarazzanti interventi dei deputati della Lega – c’è, anche nel Parlamento Europeo, il “corpaccione” maggioritario dei deputati “sensibili” agli interessi dei diversi poteri economici, a cominciare da quelli dei petrolieri. Ma, soprattutto, perché dietro questa indubbiamente importante convergenza sulle istanze da portare a Glasgow, realizzatasi nel Parlamento europeo, ci sono le posizioni – quelle che contano veramente – dei Governi. E, se nel Parlamento, una volta tanto, possono prevalere le ragioni del cosiddetto interesse generale – in questo caso, la sopravvivenza del pianeta e dell’umanità e i diritti dei cittadini – le ragioni dei Governi coincidono sempre con quelli dei poteri economici prevalenti a livello nazionale. Così, è probabile che assisteremo a un sostanziale fallimento di Glasgow, non per colpa dei cinesi o degli americani, ma del mercimonio europeo, lo scambio scellerato tra la sopravvivenza del nucleare francese e quella del carbone polacco e ceco, che suggellerà la sopravvivenza del gas.

Ne parliamo nelle Notizie dal Parlamento Europeo.

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