Inviti alla lettura e all’ascolto

di Paola
Boffo

Oltre la favola della cicala e della formica, per comprendere meglio la posizione dei cosiddetti Frugal four (Austria, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca) che osteggiano il Recovery Fund, e soprattutto la quota delle risorse che andrebbe a fondo perduto, andando oltre la retorica mainstream dell’egoismo e della cattiveria ho trovato utile leggere questo articolo di Paolo Borioni. Nel testo si fa riferimento ai sistemi di welfare tipici dei paesi scandinavi e al fatto che fossero basati sui contributi di lavoratori e datori di lavoro ma anche sul sistema fiscale e che il loro deterioramento è dovuto alla crescente attenzione all’equilibrio di bilancio innestata dalle regole UE. Si menziona anche il fatto che la Danimarca, ad esempio è tra i pochissimi paesi a finanziare la cooperazione internazionale per lo sviluppo ai livelli di Pil prescritti dalle Nazioni Unite.

Significava appunto che la socialdemocrazia ai tempi della propria egemonia era impegnata a rendere possibile la costruzione in ogni paese (anche del sud globale) di welfare e capacità produttive autonome, anche concedendo, oggi impossibile, un periodo di relativo protezionismo per edificarle. Il fine era eliminare gradualmente la competizione da bassi costi, addivenendo ad un tipo di stabilità internazionale con, in ultima analisi, crescenti e più sostenibili fonti di domanda complessiva. Questo era per i socialdemocratici nordici allo stesso tempo fine ideologico e interesse nazionale. È proprio questa corrispondenza fra utilità ed idealità, nonché fra interessi delle classi lavoratrici e medie nelle diverse nazioni, che nella UE di oggi è improponibile. E non basta il Recovery Fund, comunque formulato, a mutare le cose finché lo sfondamento sistematico e prolungato dei pavimenti di diritti e salari non avrà invertito la tendenza.”

Servirebbe un nuovo internazionalismo del welfare, ma pure un nuovo internazionalismo dei lavoratori e dei loro rappresentanti.

https://www.economiaepolitica.it/politiche-economiche/analisi-macroeconomica-prospettive-italiane-e-una-valutazione-di-mes-pandemico-e-recovery-fund/?fbclid=IwAR3qlpcXNuUYc5f5T7Dmt9UKqADcsbm2NongTGp4JDyh2us-PkWUOjcJIxY

Questo articolo di Antonella Stirati, sul MES e sul Recovery Fund, illustra quelli che sono gli elementi importanti nel negoziato, che l’Italia dovrebbe portare al tavolo del Consiglio. L’articolo è suffragato da una utile analisi economica che sfata, se ce ne fosse ancora bisogno, i miti degli effetti benefici dell’austerità sul bilancio pubblico.

Per chi non lo avesse ancora capito estraggo solo un pezzo:

Nonostante la variabilità delle stime relative ai valori assoluti dei moltiplicatori fiscali,vi è larga convergenza nella letteratura economica circa la gerarchia dei valori dei moltiplicatori, e ne risulta che in generale:

  • I moltiplicatori fiscali della riduzione delle tasse (in particolare sui redditi medio-alti) e dei trasferimenti alle imprese sono molto più bassi di quelli di altre voci di bilancio.
  • I moltiplicatori più elevati sono quelli degli investimenti pubblici e della spesa in consumi pubblici (sanità, istruzione ecc – cioè della assunzione di personale addetto a fornire quei servizi).

Quindi l’Italia dovrebbe puntare a spendere, anche in disavanzo, su componenti di spesa ad elevato moltiplicatore: investimenti e crescita dell’occupazione qualificata nel settore pubblico, attualmente molto sottodimensionato rispetto a quanto avviene in altri paesi europei.”

https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2020/06/27/news/ripartenza_cgil_la_riduzione_dell_orario_e_inevitabile_-160300/?fbclid=IwAR28ESK0kuenuDl0DvEY7e-W-HdVoOaMsP93dEfP34bAFb3t7TSWDlhBDIc

Su Collettiva, piattaforma della CGIL e delle sue categorie e strutture territoriali, Tania Sacchetti afferma che la riduzione dell’orario di lavoro, è inevitabile, e che è necessario un diverso ruolo dello Stato: “Proponiamo una nuova Agenzia per lo sviluppo, in modo da compiere quelle scelte di politica industriale e quegli investimenti di cui il Paese ha fortemente bisogno”.

Obiettivi condivisibili e del tutto compatibili con un Recovery Plan italiano e con le buone riforme necessarie.

Il MES è un problema per gli europeisti, secondo Emiliano Brancaccio, perché ha una anomala struttura istituzionale, che dovrebbe far loro paura. Il MES è destabilizzante, perché è estraneo ai trattati e agisce dal punto di vista del creditore, senza rappresentare gli interessi di tutti i paesi UE, creando una deflazione da debiti, e la crisi anziché risolversi si aggrava.

C’è bisogno di una discussione più sofisticata, politica, oltre che economica, anche qui uscendo dalle categorie semplificatrici della discussione mainstream che si svolge anche all’interno della maggioranza, seguendo una eterogenesi dei fini.

La sinistra europea di fronte alle nuove sfide

di Roberto
Morea

di Roberto Morea –

Transform! Europe in collaborazione con la Fondazione Rosa Luxembug organizza ogni anno un incontro per discutere quali siano le condizioni e le strategie della sinistra europea. Quest’anno abbiamo avuto la possibilità di una discussione aperta che, per la prima volta dopo le elezioni, è partita dal quadro che le elezioni europee ci hanno consegnato.

La discussione partiva da alcune questioni chiave del nostro ragionamento collettivo

  • Come sono cambiati e quali sono i nuovi rapporti di forza
  • Quali le questioni politiche di fondo emerse durante la campagna elettorale
  • Quale è il giudizio sulle altre famiglie politiche e in primo luogo la destra e l’estrema destra
  • Dove le sinistre hanno avuto dei successi quali sono stati i motivi, le alleanze sociali e politiche, quali le lotte.
  • Date per assodate le differenze tra le forze della sinistra in Europa, quali sono le possibili forme di cooperazione
  • Quali sono le possibili iniziative politiche della sinistra in Europa

L’incontro è stato molto interessante e aver messo insieme tante esperienze diverse e simili, mi rafforza della convinzione che la dimensione europea ci aiuta non solo a comprendere le diverse articolazioni e soluzioni, ma soprattutto ci fa sentire parte di un processo politico continentale, che può farci sollevare lo sguardo e guardare le cose con un punto di vista migliore.

Il dato generale ci dice che l’equilibrio del potere fin qui tenuto da Socialisti e Popolari avrà bisogno di un sostegno, peraltro già annunciato, di Liberali o Verdi. Questo non porterà in ogni caso a cambiare la rotta, le politiche di austerità e di privatizzazione resteranno, come nel modo dire popolare cambiano i suonatori ma la musica è la stessa. Sarà forse un terreno di battaglia politica la questione ambientale e forse in questo campo forme di sfida o/e di alleanza potranno essere messe in campo.

La crescita del gruppo dei Verdi e le questioni ambientali ci impongono, comunque, anche di affrontare meglio la sfida del cambiamento del sistema produttivo e di come le soluzioni possano e debbano essere trovate anche cercando forme di alleanza in primo luogo con quei movimenti ambientalisti che si muovono a livello europeo.

È anche evidente la crescita, anche se non il temuto sfondamento, delle forze della destra nazionalista e razzista. Quale sia il carattere e il profilo di queste destre è stato esposto in modo molto interessante con uno studio fatto dalla Fondazione francese Espace Marx, che sarà presente anche all’Università Estiva del Partito della Sinistra Europea dal 10 al 14 luglio proprio in Italia.

Ancora oggi, come 5 anni fa le elezioni europee pur essendo cresciuto il numero di elettori restano ancora in molti casi delle elezioni di terzo livello. Anche le diverse campagne elettorali sono più centrate su temi e questioni nazionali che una vera discussione sul destino europeo. Questo dato resta ancora come elemento di sottofondo per delle elezioni che hanno comunque espresso dei dati generalmente negativi per il GUE/NGL, il gruppo parlamentare europeo che raccoglie i diversi parlamentari che fanno riferimento alla articolata presenza della sinistra nei vari paesi europei.

Al momento il gruppo raccoglie 41 parlamentari con l’aggiunta di animalisti e indipendenti. Questo lo fa essere il gruppo più piccolo, ma in grado di essere comunque un soggetto autonomo e presente nel dibattito politico.

Dopo aver analizzato i risultati che la sinistra ha avuto in ogni paese e capito il contesto e la fase politica di ogni nazione, la discussione più coinvolgente e più ricca di spunti è stata la sessione dedicata alla questione della sinistra europea.

Il dato politico per la sinistra è che, forse potremmo dire sfortunatamente, nessuna delle opzioni delle varie proposte politiche che diversi soggetti della sinistra hanno proposto, è risultata vincente. Sfortunatamente perché se ce ne fosse stata una forse avremmo trovato una chiave di accesso alla questione. Così non è stato e anche per DIeM 25, presente nel nostro incontro con un giovane attivista londinese, e per France Insoumise e per ogni altra tendenza, lo scenario uscito dalle elezioni costringe tutti e tutte ad un ripensamento, almeno sul terreno di una azione comune.

La presenza di Gabi Zimmer ex portavoce del GUE/NGL e di esponenti della segreteria del Partito della Sinistra Europea, ci hanno offerto la possibilità di un confronto franco e i tanti anni di frequentazione e di conoscenza reciproca, sono serviti per parlare sinceramente dei limiti e degli errori che il Partito della Sinistra Europea ha commesso in questa campagna elettorale e in generale nel modo con cui non è stato in grado di promuovere una apertura di un processo che collegasse e sapesse creare le condizioni di una propria iniziativa politica a livello europeo.

La cosa che mi lascia ben sperare è in primo luogo una consapevolezza generale di essere ad un punto di svolta e che è necessario un cambio di passo se si vuol essere ancora protagonisti della scena politica europea. Credo che i prossimi appuntamenti metteranno in luce le debolezze che abbiamo avuto e le potenzialità che il Partito della Sinistra Europea ha. Resto convinto che solo con una apertura di un processo che unisca le differenti sinistre e la capacità di cooperazione tra queste, possano ridare linfa, non solo a livello europeo, ad una proposta politica che sia in grado di sfidare le forze in campo per una alternativa alle politiche disastrose dell’Unione Europea e alle destre nazionaliste.

 

 

L’agenda neo-liberista e le socialdemocrazie europee Firenze il 16 e 17 novembre auditorium di Santa Apollonia

Il percorso che in Europa e in Italia stanno compiendo le social democrazie e gli elementi di continuità con il dominio delle politiche di austerità che vengono portate avanti, necessitano di un analisi che vada al di là della semplice mancanza di alternative possibili.
L’evoluzione di partiti nati come forze di rappresentanza politica del mondo del lavoro, rischia di portare man mano quelle forze a distinguersi o a distaccarsi da quel mondo fino a diventarne distanti e a volte ostili, rompendo, in alcuni casi, i rapporti di stretta relazione con le forze sociali e le sue organizzazioni sindacali e di area. Oppure a provare a mantenerne la rappresentanza in chiave di “interesse nazionale” e di subordinazione alle logiche dominanti. Le forme di dissenso, di resistenza, di ricerca di alternative presenti in quel campo non sono apparse fin qui capaci di invertire il corso degli eventi.

In questo quadro, vista dall’Italia, la figura di Renzi si pone come epifenomeno con delle proprie specificità ma allo stesso tempo come frutto di un percorso di avvicinamento alla “modernità” delle social democrazie che a partire dalla figura di Blair passando per quella di Schröder, e tutta l’elaborazione della terza via, arrivano oggi troppo spesso ad assumere il ruolo di compartecipi alla guida dei processi politici ed economici che sono spietatamente ed unicamente dettati dalle regole del capitalismo finanziario. Infatti, l’attuale successo di Renzi è reso possibile dall’accumulo di molte stratificazioni di neoliberismo che tendono a saltare e rimuovere i principali elementi del vecchio compromesso democratico. In particolare alla ricerca, da ormai diverso tempo, di una svalutazione sistematica del ruolo del lavoro, sempre più al di fuori della portata delle persone ed in grado di esprimere un punto di vista che pesi, in cui le decisioni sono prerogativa della finanza e del sistema delle imprese. È stato anche minato il valore del pubblico, che è stato anche fondatore nella costruzione del modello sociale europeo, e che ora viene presentato come scarto che deve essere soppiantato in tutto e per tutto dal settore privato. In questo quadro, le stesse forme di democrazia come le abbiamo conosciute nei loro aspetti istituzionali e la partecipazione dei soggetti organizzati vengono drenati e soppiantati. Il governo italiano distorce la Costituzione, si offre alla Troika e al TTIP.

Per capire quali sono gli spazi, quali le possibili via di uscita dalla crisi ad una Europa che, nel declino del mondo occidentale e la fine del “secolo americano”, non riesce a difendere una propria fisionomia costruita sul modello del welfare state, abbiamo pensato di organizzare un incontro tra diversi attori politici e sociali italiani ed europei. La nostra intenzione è dunque, quella di capire quali sono le differenze che nei vari paesi hanno assunto le forze social democratiche e quali sono i punti comuni su cui tutte queste trovano la forma di convergenza, e quali le forme di ridiscussione attive che cercano di rilanciare un ruolo progressivo del socialismo europeo.

Per tutti questi motivi a Transform! Europa e Transform! Italia in collaborazione con la fondazione Rosa Luxemburg, è sembrato utile proporre su questi temi, un incontro di riflessione, dibattito e discussione. L’evento si svolgerà in Italia, con la partecipazione di intellettuali, politici, leader sindacali e movimenti provenienti da tutta Italia e dall’Europa e di varie famiglie politiche. L’incontro avrà l’attenzione sulla rilevanza delle scelte di Renzi in Italia; il rapporto con le scelte europee; il lungo ciclo in cui queste scelte si iscrivono (da Blair-Renzi); il riflesso che essi hanno della sinistra europea; questioni che vanno ad investire (il concetto di lavoro, il pubblico, la democrazia); la possibilità di una reazione adeguata che comprenda tutte le sinistre.
Saremo lieti quindi di una sua partecipazione all’iniziativa, che si terrà a Firenze il 16 e 17 novembre presso l’auditorium di Santa Apollonia.

L’iniziativa avrà un carattere pubblico e sarà suddivisa in tre sessioni:

Agenda
Luogo: l’auditorium di Santa Apollonia
http://www.lsdi.it/dig-it/dig-it-lauditorium-di-santa-apollonia/

Primo giorno 16 novembre

ore 10 / 13
L’Italia e l’incompatibilità del capitalismo finanziario con la democrazia

Apertura dei lavori:
Roberto Morea
Introduzione:
Marco Revelli
Interventi:
Curzio Maltese
Alfonso Gianni
delegati AST Terni e TRW Livorno
Giuseppe Civati
Norma Rangeri
Adriano Prosperi
Gianni Rinaldini
Roberto Mancini
Massimo Torelli

Ore 15 / 18,30
L’Europa, l’austerità, la troika, la crisi delle socialdemocrazie, il rapporto con i sindacati

Apertura Dei Lavori:
Walter Baier (transform! europa) relazione della dimensione europa
Introduzione:
Alexis Tsipras
Interventi:
Erhard Crome- Germania rosa lux
Sergio Cofferati
Michele De Palma Fiom confermato
Monica De Sisto- campagna Stop TTIP ITALIA
Raffaella Bolini
Niki Vendola
Paolo Ferrero
Eleonora Forenza- europarlamentare Altra Europa con Tsipras
Bia Sarasini
Roberto Musacchio
Marco Revelli

Secondo giorno 17 novembre

Ore 20 / 23
La dimensione europea della parabola social democratica
Differenze e similitudini delle trasformazioni delle Social Democrazie in Europa

Apertura dei lavori:
Tommaso Fattori
Introduzione:
Fausto Bertinotti
Interventi:
Eleonora Forenza
Lorenzo Zamponi
Roger Martelli – Francia
Haris Golemis – Grecia
Manolo Monereo – Spagna
Marisas Matias – Portogallo

questi giorni saranno in relazione con la conferenza di tre giorni che il gruppo parlamentare del gruppo GUE terrà a Firenze 18-20 Novembre.

Per ogni ulteriore informazione si prega di contattare: roberto.morea@gmail.com – tel 339 6234477

Una alternativa mediterranea per una Europa di nuova generazione

europa di nuova generazione 3 

Roma 22 Febbraio

Aula del  chiostro – Facoltà di Ingegneria – Università di Roma La Sapienza

via Eurossiana 18 (S. Pietro in Vincoli). Ore 9,00 – 19,00

Premessa

Il vecchio asse franco-tedesco su cui si è costruita l’attuale Unione Europea, il sistema di governance di cui si sono dotati, le politiche di austerity che hanno imposto hanno finito col produrre e peggiorare l’attuale situazione di crisi economica e sociale e di demolire le forme della partecipazione democratica  Le principali vittime di questa crisi, perpetuata dalle politiche di austerità, sono i Paesi del Mediterraneo e del Sud d’Europa. Insieme a loro i soggetti deboli, i lavoratori, i giovani, le donne e gli immigrati. Solo una nuova alleanza tra questi soggetti penalizzati può contribuire ad una rigenerazione della Unione Europea. Occorre da un lato affrontare gli squilibri e le asimmetrie che hanno determinato uno stato di perenne e crescente subordinazione dei Paesi del Sud in particolare verso il modello export-led tedesco e porre al centro il tema di una idea di armonizzazione opposta a quella della austerità, del “fare i compiti a casa”, delle imposizioni della Troika e che affronti al contrario le esigenze di riequilibrio economico e produttivo, di allineamento verso l’alto degli standard sociali, di valorizzazione delle vocazioni di area, di promozione della democrazia.

L’iniziativa che proponiamo

Un momento di confronto ed approfondimento di questo scenario e delle alternative possibili cui prendano parte in primo luogo i Paesi del Sud d’Europa ma con un dialogo con le sinistre del Mediterraneo e del resto dell’Unione, Una riflessione che sviluppi due punti:

1) Le ragioni strutturali degli squilibri, i differenziali economici e sociali, l’uso arbitrario della governance europea, l’egemonismo tedesco come apripista per una generale aggressione ai diritti sociali, alle costituzioni che li sanciscono e difendono, alla stessa carta europea dei diritti fondamentali del 2007;

2) Le politiche di valorizzazione dell’economia dei Paesi del Sud, le sue potenzialità, in particolare nella promozione di una nuova economia a centralità ambientale. Gli strumenti necessari attraverso la riforma della governance europea e la creazione di nuovi livelli di democrazia e di intervento pubblico,  superando le logiche fin qui seguite di più o meno palese  neocolonialismo , dando vita da subito, attraverso gli spazi politico-istituzionali in essere, ad una cooperazione rafforzata e ad una comunità MED-EU che la supporti.

Per affrontarli proponiamo una articolazione in 4 temi:

a) Europa, le ragioni degli squilibri strutturali, le politiche di riequilibrio;

b) Euromed, da aria di libero scambio a mesoregione eco-solidale, anche attraverso la Costituzione entro la fine del 2014 di una Comunità Med -EU;

c) Migranti, diritti delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori, inclusa la libertà di circolazione di diritto di asilo, della creazione dei corridoi umanitari per le popolazioni coinvolte in atti bellici;

d) Culture e diritti nella culla mediterranea.

L’incontro si terrà presso l’Aula chiostro ingegneria  sabato 22 febbraio dalle ore 9,00 alle.19 con il coinvolgimento di:  intellettuali, economisti, ambientalisti, esponenti dei movimenti , delle sinistre politiche e sociali, dei sindacati dei lavoratori, del mondo civile e democratico impegnato sul fronte del cambiamento, amministratori locali e reti di comuni,  mondo della scuola , università e della ricerca.

Dal Forum Mondiale di Tunisi all’ALTER SUMMIT di Atene. L’Europa che vorremmo :

democrazia e laicità, lavoro e beni comuni, diritti di cittadinanza, centralità mediterranea

28 settembre 2013 Roma

 Casa Internazionale delle Donne

 

Al centro di una crisi di identità l’Europa appare sempre più una prigione incapace di rendere giustizia, al contrario strumento di sottomissione e di scardinamento di ogni forma di democrazia a favore della finanza e delle leggi di un mercato malato. Ad una settimana dalle elezioni tedesche, un appuntamento per discutere sul futuro della costruzione europea.

Come costruire una visione europea condivisa dalla maggioranza dei sui cittadini? Come costruire una alleanza capace di imporre un cambio di rotta?

Dopo gli incontri internazionali di Tunisi ed Atene e nella prospettiva delle prossime elezioni europee questo incontro vuole sottolineare ulteriormente l’importanza della dimensione europea nella definizione di politiche differenti da quelle imposte dal Fondo Monetario Internazionale, da Commissione e Consiglio, e dalla Banca Centrale Europea, con una alternativa che ripensi alle fondamenta la natura della UE.

firenze 10+10

Più di 4 mila participanti, 300 reti e organizzazioni da 28 paesi non solo europei si sono incontrati alla Fortezza da Basso a Firenze per dibattere e fare strategia insieme per un’altra Europa.  Più di 100 incontri e il lancio di nuove reti e campagne pan-europee.  Un appello alla mobilitazione unitaria è emerso dalle convergenze, e la proposta di un’agenda comune:

UNIRE LE FORZE PER UN’EUROPA COMUNE
La nostra Democrazia invece della Loro Austerità
Organizzazioni della società civile, movimenti sociali, sindacati e cittadini impegnati contro l’austerità e il debito, per i beni comuni sociali e naturali, per i diritti sociali e del lavoro, per la democrazia, la giustizia globale e la pace, per le istanze di genere e i diritti dei migranti si sono ritrovati a Firenze 10+10.
Noi chiediamo una mobilitazione europea permanente che sostenga le lotte per sconfiggere la
crisi e costruire un futuro per tutti in Europa e nel mondo. Questa mobilitazione includerà sia
azioni di convergenza che mobilitazioni locali.
La prima iniziativa unitaria di larga convergenza europea sarà lo Sciopero Generale e le mobilitazioni contro l’austerità in tanti paesi europei il 14 novembre.
Promuoviamo una giornata comune di mobilitazione in occasione del Summit di Primavera dell’Ue che avrà luogo il 23 marzo a Bruxelles.
Sosterremo le seguenti azioni e mobilitazioni:
• 18 Dicembre 2012: Giornata Mondiale dei Migranti
• 23-27 Gennaio 2013: Mobilitazione Contro la Finanziarizzazione della vita e dei beni comuni (mobilitazione contro le banche)
• 8 Marzo 2013: Mobilitazione europea per affermare l’emancipazione delle donne contro l’austerità e il debito
• 26/30 Marzo 2013: Forum Sociale Mondiale in Tunisia
• Maggio 2013: Blockupy a Francoforte (Germania)
• Maggio/Giugno 2013: Alter Summit ad Atene (Grecia)
• Giugno 2013: azioni in occasione del vertice G8 nel Regno Unito
• Azioni concrete di solidarietà per sostenere le vittime delle politiche di austerità così come le vittime della violenza razzista e di abusi.
Le organizzazioni possono sostenere le azioni dove intendono partecipare con le modalità che riterranno più consone alle loro pratiche.
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I resoconti dalle 5 sfere di alleanza, gli appelli e gli altri documenti prodotti durante gli incontri di Firenze 10+10 saranno pubblicati sul sito  www.firenze1010.eu quando arriveranno all’indirizzo: info@firenze1010.eu

 

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e a tutti i volontari che hanno reso possibile questo straordinario evento!

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