AL VIRUS, AL VIRUS, “L’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare!

di Rosa
Rinaldi

di Rosa Rinaldi –

Senza esagerare, basterebbe rileggere la riforma sanitaria del 1978, la legge 833 per capire che il meglio di ciò che siamo stati sul piano dell’applicazione della Costituzione, in questo caso l’articolo 32 che prevede l’universalità del diritto alla salute, ce l’abbiamo alle spalle!

Fu una grande conquista! La legge 833, metteva al centro la prevenzione, la diagnosi e la cura, sia come sistema sociale di  prevenzione e tutela della salute sia anche come ipotesi economica, il principio era la prevenzione e la diffusione di servizi sul territorio, gli obbiettivi erano: la diagnosi precoce per ridurre l’ospedalizzazione. Insomma, investire per davvero sulla salute psico-fisica delle persone con una rete di servizi sul territorio.

Quale è la situazione attuale: mancano 56.000 medici e 50.000 infermieri, tra il 2012 e il 2017 sono stati chiusi 759 reparti ospedalieri per cui oggi si registra che: in Italia ci sono 5,6 infermieri ogni 1000 abitanti mentre in Francia il rapporto è di 10,5 per abitante e in Germania 12,6.  

I posti letto da noi sono 3,2 ogni 1000 abitanti, in Francia 6 in Germania 8, praticamente si investe il doppio e ci sono più strutture che in Italia.

Dal 2010 sono stati tagliati 37 miliardi di Euro! Disinvestimento, de-finanziamento e tagli lineari alla sanità pubblica fanno il gioco di un sistema sanitario che si vuole privatizzare ed affidare all’industria privata della sanità e al sistema assicurativo, anche attraverso la sanità integrativa per via contrattuale, infatti dagli anni 90 ad oggi, il 50% dei posti letto è stato tagliato.

Oggi misuriamo l’inadeguatezza e il rischio di collasso del nostro sistema, non è normale che ad infettarsi siano stati medici operatori sanitari e ricoverati, vuol dire che le misure non erano adeguate e soprattutto non c’è competenza sulla prevenzione, far chiamare il 112 che è un servizio di emergenza significa intasarlo, si sarebbe dovuto costituire un servizio dedicato come solo tardivamente si è fatto, infatti l’indicazione di non andare al pronto soccorso e di numeri dedicati andava data immediatamente. 

In questa fase di emergenza va chiesto, anche con ingiunzioni prefettizie, alla sanità privata convenzionata che vive grazie ai soldi pubblici, di essere a disposizione per ogni intervento necessario.

Questa situazione di emergenza mette in evidenza di quanto sia sbagliata l’autonomia regionale, specie se differenziata, di quanto sia incongruo avere un servizio sanitario differenziato per ogni regione, perché la vera differenza sta nel poter agire o meno il diritto alla salute da parte delle persone. 

Siamo ancora in tempo per fare la cosa giusta! Si torni al Servizio Sanitario Nazionale, si ripristini la legge 833 come faro per gli interventi in questa fase ed in prospettiva, che prevedeva anche la partecipazione dei cittadini organizzati alla programmazione del servizio. Chiediamo l’intervento dei medici del lavoro nelle aziende per le verifiche necessarie, sui turni, sulle mense per il monitoraggio delle lavoratrici e dei lavoratori.

Altro che regionalizzazione, come vediamo i virus non hanno confine, neppure quelli nazionali e,per dirla, più o meno, come Vittorio Agnoletto: “per fortuna che l’epidemia è stata in Cina, solo loro potevano intervenire come sono intervenuti, dove lo stato si è assunto responsabilità immediate per l’approntamento degli interventi e delle strutture necessarie”.

Concludendo vorrei dire che non sarà mai troppo presto tornare al Servizio Sanitario Nazionale e al ripristino della migliore riforma sanitaria di tutti i tempi la legge 833 fondata su: prevenzione, diagnosi e cura per il benessere psicofisico delle persone, a questo fine e per l’adempimento del diritto universale alla salute da subito va rifinanziata la sanità pubblica e dismessa la politica dei tagli. E’ necessario dire basta alla precarietà, basta agli appalti e subappalti ai privati che producono sfruttamento del lavoro e abbassamento delle tutele e dei diritti, garantire il personale in tutti i servizi, durante l’emergenza pretendere che le strutture convenzionate sia a disposizione dell’intervento pubblico, 

Siamo ancora in tempo per fare la cosa giusta, facciamola!

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3 Commenti. Nuovo commento

  • Segnalo che deve esserci qualche errore di formulazione nel riportare i dati del rapporto infermieri/abitanti: “in Italia ci sono 5,6 infermieri per abitante mentre in Francia il rapporto è di 10,5 per abitante e in Germania 12,6”.

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  • Iolanda contini
    19 Marzo 2020 10:53

    D almeno 20 anni,noi ” vecci” siamo consapevoli dell ideologia ” precarizzante” che il capitalismo globale,ha iniettato come veleno,in ogni settore della vita sociale ed economica
    L UMANITA si ravvede solo nel disastro collettivo. Non sappiamo come,ma certo,niente resta per sempre,uguale a ieri

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