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Afghanistan: critiche ai Ministri degli Interni

Il Presidente Sassoli

Il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, parlando al Forum strategico di Bled, il 1° settembre 2021, si è detto “molto deluso dalla Dichiarazione sulla situazione in Afghanistan, a conclusione  della riunione straordinaria, del 31 agosto 2021, dei Ministri degli Interni degli Stati membri dell’UE. Così Sassoli: “Abbiamo visto Paesi fuori dall’Unione europea farsi avanti per offrire accoglienza ai richiedenti asilo afghani, ma non abbiamo visto un solo Paese membro fare altrettanto. Tutti hanno giustamente pensato ai propri collaboratori e alle loro famiglie, ma nessuno ha avuto il coraggio di offrire rifugio a coloro che sono ancora oggi in pericolo di vita. Non possiamo fare finta che la questione afghana non ci riguardi, perché abbiamo partecipato a quella missione condividendone gli obiettivi e le finalità.”

La Dichiarazione dei Ministri

Dalla Dichiarazione dei Ministri degli Interni, emerge chiaramente che la preoccupazione principale dell’Unione è quella di contenere il flusso dei rifugiati, riversandoli sui paesi confinanti con l’Afghanistan. “L’UE coopererà inoltre con tali paesi per prevenire l’immigrazione illegale dalla regione, rafforzare la capacità di gestione delle frontiere e prevenire il traffico di migranti e la tratta di esseri umani.” “l’UE ei suoi Stati membri sono determinati ad agire congiuntamente per prevenire il ripetersi di movimenti migratori illegali su larga scala incontrollati affrontati in passato, preparando una risposta coordinata e ordinata. Si dovrebbero evitare incentivi all’immigrazione clandestina. L’UE dovrebbe inoltre rafforzare il sostegno ai Paesi dell’immediato vicinato dell’Afghanistan per garantire che coloro che ne hanno bisogno ricevano un’adeguata protezione principalmente nella regione.”  La sicurezza dei cittadini dell’Unione diventa così più importante dei diritti umani: “L’UE e i suoi Stati membri faranno tutto il possibile per garantire che la situazione in Afghanistan non comporti nuove minacce alla sicurezza per i cittadini dell’UE.” “L’esecuzione tempestiva dei controlli di sicurezza delle persone evacuate dall’Afghanistan rimane cruciale.” “L’UE e i suoi Stati membri, con il sostegno di Frontex, restano determinati a proteggere efficacemente le frontiere esterne dell’UE, a prevenire gli ingressi non autorizzati e ad assistere gli Stati membri più colpiti.” “Risponderà ai tentativi di strumentalizzare la migrazione illegale per scopi politici e altre minacce ibride, anche sviluppando nuovi strumenti.”

La Presidente della Sottocommissione Diritti umani

Intervenendo, il 6 settembre 2021, in un dibattito sui diritti delle donne e delle ragazze in Afghanistan, nella Sottocommissione Diritti Umani (DROI) riunita congiuntamente con la Commissione per i Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere, nonché con la Delegazione per le Relazioni con l’Afghanistan, la Presidente della Sottocommissione DROI, la belga (di origine calabrese) Maria Angela Arena, del Gruppo Socialisti e Democratici, ha detto: “Sfortunatamente il Consiglio dei Ministri degli Interni dichiara di voler usare il Pakistan e l’Iran come paesi per proteggere le persone afgane che lasciano il paese e io sono non sono sicura che questi paesi siano davvero nel posto giusto per proteggere le donne e le ragazze quando si tratta dei loro diritti.” Concetti che aveva già espresso nel dibattito sull’Afghanistan, tenutosi il 1° settembre 2021 nella riunione congiunta delle Commissioni Affari Esteri e Sviluppo del Parlamento Europeo, dove aveva detto: “Sono rimasta scioccata dalla Dichiarazione dei Ministri dell’Interno.”. Ha poi ricordato che l’Unione Europea, a differenza di Pakistan e Iran, è vincolata dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati dalle zone di guerra. “Non è questo il modo in cui vogliamo che siano difesi i valori europei”

La Commissione LIBE

Il 1° settembre 2021, la Commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari Interni del Parlamento Europeo (LIBE) ha tenuto un dibattito sulla situazione in Afghanistan, con la partecipazione di rappresentanti del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), della Commissione Europea e del Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli (ECRE). Nel dibattito, seguito alle loro introduzioni, i deputati intervenuti hanno attaccato pesantemente la Dichiarazione dei Ministri degli Interni. Le critiche avevano trovato una sponda nell’intervento introduttivo di Catherine Woollard, Segretaria Generale dell’ECRE, che aveva attaccato la Dichiarazione su più fronti. Riferendosi alle affermazioni di alcuni Ministri che dicono che bisogna evitare l’esperienza del 2015, quando l’UE è andata in crisi per l’afflusso massiccio dei profughi siriani, ha detto che questa è solo “retorica allarmistica”…”L’obiettivo è, piuttosto, quello di creare panico e generare una crisi politica in Europa”. “Sarebbe stato meglio non rilasciare nessuna dichiarazione piuttosto che questa Dichiarazione che potrebbe essere nociva all’Unione Europea”. Woollard ha chiesto al Parlamento di assumere una posizione che rappresenti un vero e proprio “contrappeso politico” rispetto a quanto dichiarato dai Ministri degli Interni. Al contrario, Monique Pariat, Direttore Generale della DG Migrazione e Affari Interni della Commissione Europea, aveva, nella sua introduzione, confermato le posizioni espresse nella Dichiarazione. Paola Pampaloni,

Vicedirettore Generale per l’Asia e il Pacifico del SEAE, non si era pronunciata in merito.

Intervenendo nel dibattito, la Presidente della Sottocommissione per i Diritti Umani (DROI), la belga (di origine calabrese) Maria Angela Arena, del Gruppo Socialisti e Democratici (S&D), “il messaggio che arriva dai Ministri degli Interni è ambiguo, oltre che impreciso, per quanto riguarda i richiedenti asilo”. Il ruolo dei Paesi confinanti con l’Afghanistan possono essere “una parte della soluzione” ma non si può farla diventare l’intera soluzione. “L’UE non può esternalizzare gli obblighi che le derivano dalla Convezione di Ginevra”, che essa ha sottoscritto, a differenza di Pakistan e Iran. Arena ha poi indicato alcune gravi lacune nella Dichiarazione. Innanzi tutto, quale coordinamento interno all’UE per il ricollocamento dei rifugiati? E, soprattutto, come garantire che nei luoghi di prima accoglienza vengano rispettati i diritti umani? A questo proposito, nella Dichiarazione non c’è nessun messaggio alla Grecia sulla sua decisione di rafforzare le proprie frontiere a fronte di problemi che dovrebbero essere affrontati in termini di solidarietà europea. Infine, secondo Arena, manca ogni riferimento alla Direttiva sulla “Protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati”.

Anche la portoghese Isabel Santos (S&D) ha criticato la Dichiarazione esprimendo dubbi sulla cooperazione con i Paesi confinanti con l’Afghanistan, mentre c’è l’esigenza di aprire rapidamente corridoi umanitari. “Quello a cui dobbiamo pensare ora non è come proteggere i confini, ma come proteggere le vite. Stiamo parlando di persone che sono nostri partner in Afghanistan”. Il suo collega di Gruppo, Demetris Papadakis, parlando della Dichiarazione ha usato l’aggettivo inaccettabile.

Molto duro nei contenuti e vibrante nella comunicazione, l’intervento dell’olandese Sophie In ‘T Veld, del Gruppo Renew. Riferendosi alla Dichiarazione: “Condivido non la delusione ma l’indignazione profonda”. “Parlate sempre dei valori occidentali: mostrateli! Non c’è nulla nella Dichiarazione che rifletta i nostri valori!”. “Vi si parla di immigrazione illegale anziché irregolare. I profughi non sono dei criminali. Non fanno niente di illegale: sono profughi!”. “C’è una frase nella Dichiarazione che dice che gli incentivi all’immigrazione illegale dovrebbero essere evitati. In altre parole, il ‘fattore di attrazione’(pull factor). Siamo seri! I profughi che arrivano dall’Afghanistan, attratti da cosa? Quello, piuttosto, è un ‘fattore di spinta’ (push factor)”. “Sono delusa che la maggioranza dei leader del Parlamento non abbia seguito la nostra proposta di convocare due settimane fa una sessione straordinaria del Parlamento Europeo, in modo da far conoscere la nostra posizione prima che si esprimessero il Consiglio. L’attacco della deputata di Renew si rivolge poi alla Commissione Europea. “Sono d’accordo con chi chiede l’attivazione della Direttiva sulla Protezione temporanea, ma la Commissione perché non lo fa?” “La Commissione di prendere ordini dagli Stati membri, anziché seguire la propria strada. La Commissione è custode dei Trattati e dovrebbe utilizzare gli strumenti che ha a disposizione e non stare ad aspettare il via libera degli Stati membri. La Commissione non lavora per gli Stati membri, lavora per i cittadini”.

“Dichiarazione vergognosa, disonorevole”. “Atteggiamento egoista”. Così si è espressa l’olandese Tineke Strik, del Gruppo dei Verdi/ALE, dopo aver rilanciato la richiesta di visti umanitari. Mentre il suo collega di Gruppo, il tedesco Damian Boeselager, ha definito sconcertante la Dichiarazione dei Ministri, perché “vuole aggirare le responsabilità di quanto accaduto in Afghanistan – responsabilità che sono anche europee – e vuole impedire le migrazioni anziché far fronte alle proprie responsabilità, risparmiando la vita di coloro che si sono fidati di noi.”

Per quanto riguarda il Gruppo della Sinistra-GUE/NGL, la tedesca Cornelia Ernst ha definito la Dichiarazione imbarazzante, mentre la sua collega, l’irlandese Clare Daly, che ha svolto l’intervento principale a nome del Gruppo, ha affrontato questioni politiche generali ma non ha fatto cenno alla Dichiarazione. Laura Ferrara (5 Stelle – Gruppo Non Iscritti) ha lamentato he nella Dichiarazione non vi sia alcun accenno ai corridori umanitari. Riferendosi alla Direttiva sulla protezione temporanea, ha affermato di essere tra i 70 membri che hanno firmato una lettera inviata alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e all’Alto Rappresentante, Josep Borrell, che due settimane fa aveva accennato alla possibilità di attivare la direttiva con effetto immediato.

Gli interventi dei rappresentanti del Gruppo del Partito Popolare Europeo, non si sono manifestamente pronunciati sulla Dichiarazione, ma hanno espresso contenuti analoghi. Mentre gli interventi dei due Gruppi di destra, Identità e Democrazia, e Conservatori e Riformisti Europei, hanno non solo difeso ma rafforzato quanto affermato nella Dichiarazione.

Nelle repliche i relatori hanno sostanzialmente confermato le loro posizioni. Paola Pampaloni (SEAE) ribadisce l’impegno per i corridoi umanitari – per i quali sarà necessario accordarsi con i Talebani – anche perché non possiamo guardare alla situazione solo con l’ottica dei rischi ma principalmente con quella dei nostri valori umanitari. Catherine Woollard (ECRE) si è detta preoccupata per le mistificazioni sulle minacce alla sicurezza. Per Monique Pariat (Commissione) il ricorso ai Paesi confinanti è una soluzione temporanea, e ribadisce la posizione ufficiale di Commissione e Consiglio sulla Direttiva sulla protezione temporanea: non siamo in una situazione tale da richiederne l’attivazione e peraltro non ci sarebbe, in Consiglio, la maggioranza qualificata per farlo. Pariat ha voluto difendere la Dichiarazione anche sulla terminologia: l’espressione “migrazione illegale” non è inappropriata dal momento che è usata nei Trattati. Ha concluso: “ Capisco la delusione sulla Dichiarazione ma è stato un testo difficile da negoziare che, però, ha il merito di esistere e di rappresentare una posizione comune degli Stati membri, cosa che, nel campo della migrazione,  è un risultato difficile da ottenere”.

La Presidenza slovena sotto il tiro della Commissione LIBE

La presentazione, il 2 settembre 2021, alla Commissione LIBE, delle priorità della Presidenza slovena sulle questioni relative agli Affari Interni, da parte del Ministro degli Interni della Slovenia, Ales Hojs, è stata l’occasione per una ulteriore bordata di dure critiche alla Dichiarazione del Consiglio, oltre che alla presentazione del Ministro. Le critiche sono state mosse da tutti rappresentanti dei Gruppi politici che sono intervenuti – le destre non hanno parlato. Le critiche del PPE si appuntano più sulla genericità della Dichiarazione e per le cose che vi mancano, a cominciare dal Patto europeo su migrazione e asilo: “Non siete riusciti a scrivere una sola riga sul Patto.” “Come possiamo fidarci del Consiglio per fare progressi sul Patto, se non c’è accordo?” Anche i Verdi denunciano l’assenza di riferimenti al Patto. Per i Socialisti e Democratici, nella Dichiarazione doveva esserci un chiaro impegno per l’applicazione della Direttiva sulla Protezione temporanea e l’attivazione di un Piano europeo di salvataggio dei migranti. La Sinistra si dice scandalizzata dalla Dichiarazione e dal discorso del Ministro e attacca la Slovenia per la sua gestione della migrazione (far fare il lavoro sporco alla Croazia), dei visti umanitari e dei respingimenti.

In difesa e, per certi aspetti, minacciosa, la replica di Hojs. Sul Patto rimanda all’ultima frase della Dichiarazione. “E’ cruciale il coordinamento di tutte le dimensioni di questa situazione (umanitaria, sviluppo, protezione internazionale, migrazione, sicurezza, politica estera).” Aggiungendo: “Non ho voluto scrivere su una cosa che non è possibile realizzare durante la mia presidenza”. Una singolare sovrapposizione del suo ruolo con quello del Consiglio UE. Alle critiche sulla Dichiarazione oppone il fatto che essa è stata il risultato di un consenso unanime. Il ricorso alla Direttiva sulla protezione temporanea sarebbe del tutto fuori luogo perché è stata concepita per situazioni straordinarie, e quella attuale dell’Afghanistan non lo è. Infine le minacce: il Patto non passerà mai se non vi saranno inserite le misure volute da alcuni Paesi, compreso il suo; tanto più, aggiunge il Ministro, che in giro per l’Unione si parla di riportare tutte le competenze sull’immigrazione a livello nazionale.

La Sinistra al Parlamento europeo

In un comunicato del 3 settembre 2021, anche il Gruppo della Sinistra-GUE/NGL ha criticato la Dichiarazione dei Ministri degli Interni che “ha eluso le questioni chiave. I leader europei non possono continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e devono fornire soluzioni e risposte rapide a questa crisi politica e umanitaria.”

Tra le misure di cui non c’è traccia nella Dichiarazione e che Consiglio e Commissione dovrebbero attivare al più presto, il comunicato indica: corridoi umanitari e visti; ricollocamenti addizionali; riunificazione familiare; implementazione della Direttiva sulla protezione temporanea; rispetto delle norme internazionali; un meccanismo vincolante europeo di distribuzione dei richiedenti asilo equa, proporzionale e obbligatoria; fine del principio della responsabilità per il primo paese d’ingresso; blocco dei rinvii in Paesi terzi (in particolare dalla Grecia alla Turchia).

Il comunicato cita una dichiarazione dell’eurodeputata Cornelia Ernst (DIE LINKE, Germania): ““La dichiarazione dei ministri degli Interni è una farsa” “L’UE non può ignorare le proprie responsabilità e quindi deve accogliere immediatamente le persone. Si tratta di un minimo di decenza politica”.

Intervista ad Ali Esbati
Da Firenze, per un altro mondo – del lavoro e dell’ambiente – #INSORGIAMO!

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