immagine di un battero

Abitanti di tutta la Terra

di Riccardo
Petrella

Il grande intreccio Vita-Umanità-Comunità – di Riccardo Petrella, co-promotore dell’Agora degli Abitanti dellaTerra

 Principi e coscienza

All’inizio sulla Terra non c’era vita. Questa, si pensa, è apparsa da più di 3,7 miliardi di anni. Dapprima con l’acqua i primi microorganismi, poi le piante e gli animali, poi le specie viventi anche fuori dell’acqua e da solo circa 200-220 mila anni gli esseri umani.

Siamo tante le specie viventi della Terra, non solo differenti ma anche diverse. Eppure siamo tutte parti integranti della vita. Ogni specie, a sua volta, è stata e continua ad essere permanentemente costruttrice e costruzione di tante storie di vita differenti che hanno condotto alla formazione di famiglie di esseri viventi, fra cui la specie umana.

Sulla scala del tempo degli esseri umani, la coscienza degli esseri umani di far parte della specie umana e di costituire un’entità chiamata Umanità è piuttosto recente. Più recente ancora è la coscienza dell’Umanità di essere una comunità distinta dalle altre comunità umane formatesi nel corso della storia generale della vita quali la famiglia, il villaggio, il comune, la città, il popolo, la nazione… Quando oggi si pensa all’umanità e si vuole essere concreti, si fa ancora sovente riferimento al concetto di «comunità internazionale» e non a quello di Umanità.

La coscienza dell’umanità è in formazione. Noi esseri umani pensiamo sempre più nettamente e chiaramente che apparteniamo, insieme alle altre specie viventi, alla stessa «madre di vita» che è la madre terra e che il cammino umano è sempre più definito e costruito da processi e relazioni –e sistemi d’interrelazioni- operanti a livello planetario ai quali tutte le specie viventi partecipano. Non solo, ma pensiamo anche che abbiamo fra noi umani una comunanza di vita in quanto Umanità, soggetto di storia collettiva.

La fase storica attuale è nuova perché abbiamo preso coscienza di due certezze.

La prima certezza è quella di essere la sola specie vivente capace di distruggere integralmente le forme di vita esistenti della Terra. Nessun’ altra specie vivente è capace di farlo, nemmeno i batteri.

La seconda certezza derivata dalla prima, è costituita dall’evidenza che solo l’Umanità, in quanto coscienza concreta della specie umana, può assumere e garantire la responsabilità di salvaguardare, curare e promuovere l’integrità della vita e della sua esisenza. Nessun’ altra specie può assumere e garantire detta responsabilità.

 Responsabilità ed azione

Come passare dalla coscienza di responsabilità all’opera di realizzazione degli obiettivi identificati?

Per impedire che la prima certezza si realizzi è evidente che l’Umanità, in quanto tale, deve dar prova di voler e poter rimuovere / eliminare gli ostacoli che sono all’origine dei processi in corso di distruzione della vita della Terra, e ciò in complementarietà e cooperazione con gli altri soggetti umani di storia nella misura in cui, però, questi non restino elementi chiave bloccanti del cambiamento. Pertanto, l’opera di «de-costruzione» deve portare essenzialmente su

  1. Il capovolgimento della concezione dominante del valore e del ruolo degli esseri umani, in particolare del lavoro umano, secondo la quale gli esseri umani hanno valore solo se sono «risorse umane» produttive o consumatrici da cui estrarre ricchezza monetaria appropriabile a titolo privato;
  2. relegare alla spazzattura della storia la concezione antropocentrica della vita e del mondo;
  3. correggere la visione individualistica universalizzante occidentale (presente anche nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU del 1948) accoppiata al tecnocratismo elitista oggi dominante quasi universalmente, entrambi alla base delle visioni inuguali e escludenti degli esseri umani ;
  4. mettere fine al rito sacrificale della vita che ogni anno colpisce sull’altare della cresciata economica e del rendimento finnanziario centinaia di milioni di esseri umani e migliaia di altre specie viventi. Un rito sacrificale promosso ed organizzato dal sistema capitalista finanziario predatore e dalla globalizzazione guerriera.

Per realizzare la seconda certezza, l’umanità deve dimostrare di aver capito che come l’opera di distruzione della vita, in corso, non è principalmente il risultato di tante micro azioni locali, di microprocessi e interrelazioni ma il risultato di macro principi e di macro sistemi, cosi l’opera di «costruzione di un nuovo, altro, divenire» non puo basarsi principalmente sulla molteplicità di tante micro soluzioni e micro storie. Essa deve fondarsi su principi e processi di cambiamento audaci, generatori d’innovazioni e di storie portatrici di nuova giustizia, di nuovi vivere insieme, di nuova fraternità, di nuove forme di autogoverno e di mutualiismo.

Per questo, l’audacia utopica realista deve mettersi rapidamente al lavoro dando la priorità a

  1. l’affermazione del principio del valore assoluto della vita, della sua sacralità e gratuità, non sottomissibile ad alcun altro criterio di riferimento. Da qui, il divieto di poter brevettare il vivente a titolo privato ed a scopo di lucro;
  2. l’obbligo da parte dell’umanità di salvaguardare e garantire il principio della rigenerazione della vita e della sua diversificazione, rendendo illegale ogni forma di inquinamento e di contaminazione del vivente al di la dei fenomeni naturali e fuori del controllo umano;
  3. il ripudio della guerra mettendo fuori legge la produzione, l’uso ed il commercio delle armi ;
  4. il rigetto della mercificazione della vita, della sua monetizzazione e finanziarizzazione speculativa ;
  5. il riconoscimento che tutti gli esseri umani sono abitanti della Terra con uguale dignità e uguali diritti e doveri per cui nessun essere umano puo’ essere considerato abitante illegale della Terra, un clandestino;
  6. il principio che il diritto della vita ed alla vita è comune a tutti gli abitanti della Terra, tutte specie viventi comprese. Il diritto degli umani all’acqua «buona» per la vita coesiste con il diritto dell’acqua alla vita, e cosi via…;
  7. il riconoscimento che spetta all’Umanità, soggetto istituzionale politico, di salvaguardare e curare come beni comuni pubblici (e servizi) mondiali quei beni e servizi, materiali ed immateriali, naturali ed artificiali, da essa considerati necessari, indispensabili e non-sostituibili per la vita ;
  8. la libertà, la garanzia e la promozione di forme avanzate di autogoverno da parte delle comunità umane a tutti i livelli

E’ compito intrinseco dell’Umanità di promuovere le pratiche individuali e collettive di cooperazione, collaborazione e fratellanza tra tutte le comunità di vita sui vari cammini della comunità planetaria ad orizzonti infiniti.

A tal fine, occorre ripartire dal principio dell’abitante della Terra. Noi umani non siamo i padroni della Terra. Inoltre non siamo i soli abitanti.

Oggi, essere «abitante della Terra» significa liberare l’essere umano

  1. in quanto cittadino, dalla prigione in cui lo Stato nazionale lo ha incatenato per cui si è cittadino solo se si possiede un aggettivo «nazionale» (cinese, italiano, americano, somalo…),e
  2. in quanto essere vivente, dalla reificazione a «risorsa umana» alla quale lo ha condannato la società capitalista, per cui l’essere vivente umano non ha alcun valore se non è una risorsa utile sfruttabile da cui trarre valore aggiunto per il capitale finanziario disponibile.

Ma di questo tratterò in un prossimo intervento.

Sezano, 8 ottobre 2018

(¨) Riccardo Petrella, Contributo alla redazione della « Carta del’Umanità » , Agora degli Abitanti della Terra, Palau Saverdera,

Catalonia, Spagna , 13-16 dicembre 2018

Menu