AAA Allarme sociale cercasi, astenersi perditempo

di Stefano
Galieni

E all’improvviso si scopre, l’opinione pubblica nostrana, la politica delle istituzioni e non solo, che i problemi relativi al tentativo di fuggire da Paesi in cui la crisi, quella vera, porta alla fame, non sono mai stati affrontati. Seguendo il percorso delle decisioni prese dal governo e dai suoi massimi esponenti in questa settimana, nel silenzio delle istituzioni europee, sembra di assistere ad una sorta di totale perdita di orientamento che porta a dichiarazioni e ad azioni apparentemente prive di senso. Proviamo a ricostruire il percorso.

1) La crisi militare e politica in Libia non accenna a risolversi. I giochi di guerra di Egitto, Turchia, Russia fanno solo pensare di ritrovarsi ad un momento prima della tempesta.

2) Che si cerchi di fuggire da tale contesto è semplicemente scontato – lo è da tempo – ma né UE né Italia, anche giocando in maniera sporca sull’emergenza Covid 19, hanno voluto predisporre interventi. Da una parte c’è rinuncia ad esercitare offensiva diplomatica disinteressandosi dell’area, dall’altra si è impunemente votato il rifinanziamento alla sedicente Guardia costiera libica (quella del governo Serraj) che può così ricondurre nei centri di detenzione le persone che fuggono da torture e che ci riproveranno fino alla fine.

3) La rinuncia al ruolo politico sembra quasi un modo per assicurarsi che il “terribile fenomeno” dell’immigrazione “illegale” possa così essere rallentato o sgominato. Si aggiunga il combinato disposto derivante dal fatto che Frontex e le altre agenzie europee hanno di fatto ritirato ogni assetto navale nel Mediterraneo tanto da renderlo deserto. Non bastasse ogni nave umanitaria delle Ong che prova a salvare naufraghi, una volta fatta approdare viene sottoposta a sequestro, bloccandone ogni nuova missione. Il caso più recente, quello dell’Ocean Viking, di SOS Mediterranèe ha dell’incredibile. L’Ong è accusata di aver trasportato “passeggeri” (nuovo modo per definire i naufraghi) senza avere le condizioni di sicurezza per poterlo fare. Del resto se al dicastero degli Affari Esteri c’è ancora l’ineffabile che definiva tali navi “taxi del mare”, non bisogna stupirsi più di tanto. Presto anche questa nave verrà dissequestrata ma nel frattempo i segnali che giungono ad “Alarm Phone” il gruppo che prende le segnalazioni di natanti in difficoltà e le trasmette alla Capitaneria di porto per chiedere intervento, aumentano prima e se il soccorso poi giungerà. Le ultime 95 persone sono state salvate dopo 3 giorni in mezzo al mare.

4) Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese trova, in pieno attivismo, il tempo per andare in Libia per assicurarsi che gli accordi con l’Italia saranno rispettati chiedendo – senza alcun potere di controllo – un “maggiore rispetto dei diritti umani” nei centri di detenzione. Poi torna in Italia ed incontra personalità del mondo progressista come il sindaco di Milano Beppe Sala e l’ex sindacalista Aboubakar Soumahoro (nuovi interlocutori istituzionali) per poi ripartire alla volta di Tunisi, dove chiede che anche il governo di tale paese blocchi le partenze e realizzi centri di detenzione. Un’attività frenetica, in cui c’è tempo anche per annunciare l’invio dell’esercito in Sicilia, per bloccare chi fugge dai centri di accoglienza pieni all’inverosimile, per annunciare l’arrivo di ulteriori navi per la quarantena, ma non per portare a revisione radicale i decreti Salvini, almeno ripristinando fondi e modalità decenti per accogliere chi arriva. Ma questo non si può, per la vigliaccheria della maggioranza e perché mettere mano ai decreti prima delle elezioni regionali di settembre sembra impossibile.

5) Intanto in Libia si spara alle persone riportate illegalmente a terra grazie al silenzio italiano, maltese ed UE. Da un’imbarcazione riportata a terra dalla sedicente Guardia costiera, sembra che alcuni migranti sudanesi abbiano provato a far perdere le proprie tracce, raggiunti dai soldati sono stati colpiti con colpi di arma da fuoco (ad ora 2, forse 3 morti e 5 feriti). Uno dei tanti segnali di una tensione che non si scioglie.

6) La crisi economica tunisina batte il colpo e dai porti del vicino paese sono aumentate le imbarcazioni che autonomamente cercano di raggiungere la vicina Lampedusa. Per molti di loro il percorso sarà interrotto dagli accordi di riammissione ma durante i tempi di quarantena necessari prima di procedere in alcun senso, in tanti cercheranno di far perdere le proprie tracce. Scarsissimo il numero delle persone risultate positive al virus ma ne basta uno per far partire la caccia all’untore. Anche dall’Algeria sono riprese le partenze di fortuna, soprattutto dirette verso le coste sud est della Sardegna.

7) Questo scenario porta a parlare di “allarme”. Dopo che per mesi si erano sottaciuti i problemi e i naufragi ora, che serve trovare ulteriore elemento di criticità per distrarre la pubblica opinione si torna a parlare di “invasione”. Lo fa al solito Salvini, ripetendosi come un disco rotto, lo fa in maniera più virulenta la leader di Fdi Giorgia Meloni, imputando anche all’Europa l’arrivo di persone, lo fanno anche le forze di governo cosiddette di centro sinistra parlando di “allarme su cui intervenire”. Come non lo spiegano. O meglio da una parte alcuni protestano non votando il rifinanziamento del sostegno alla Guardia costiera libica e manifestando di fatto contro le scelte del governo, altri chiedono, Minniti in testa, un nuovo “memorandum con la Libia” barattando maggior controlli nella detenzione con accenni di possibilità ad un ingresso legale. Minniti, per non smentirsi, stabilisce anche un nesso privo di qualsiasi presupposto epidemiologico fra “immigrazione irregolare” e “covid 19”, nel tentativo di riprendere una parte dei propri consensi da destra. Il tutto in assenza di reale azione politica: il Parlamento rivota quanto già prestabilito, l’UE si disinteressa totalmente al tema, in parte per inerzia in parte per una ragione concreta. Tutto l’allarme di questi giorni si fonda sul fatto che dal 1 gennaio al 25 luglio, sono giunte in Italia 12.533 persone, fonte del Viminale. Nell’intero 2016 il numero era stato di circa 161 mila. Ma distrarre l’opinione pubblica e spostare il dibattito politico sul come fermare l’invasione inesistente – già circolano le classiche cifre sulle centinaia di migliaia di persone pronte a fuggire dalla Libia – serve ad impedire che si affrontino i nodi cruciali: impegno europeo, revisione regolamento Dublino, garanzia del soccorso in mare, abolizione della inesistente “zona SAR” (Search And Rescue) libica, ricostruzione di un efficace sistema di accoglienza continentale, impegno diplomatico ed economico nei paesi in crisi. Ma questo significa fare politica e non mostrare la totale inadeguatezza della classe politica dominante da tanti anni a questa parte, non solo nella gestione delle questioni migratorie ma in un più generale contesto di rapporto con gli altri paesi vicini. Un rapporto paritario e non dettato da interessi terzi.

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