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A proposito dell’allargamento della NATO a est, col senno del poi…

di Antonia
Sani

Tra le mie carte di diversi anni fa ho recentemente ritrovato una mia riflessione inviata a «Repubblica» nel maggio 1998 – e che ripropongo qui sotto nella sua interezza – ai tempi del dibattito sulla questione dell’allargamento della NATO ad est ai paesi dell’ex-patto di Varsavia. Rifondazione Comunista – alla quale andavano all’epoca le mie preferenze politiche – fu in quell’occasione l’unica compagine della sinistra parlamentare a sostenere con forza, nel successivo dibattito politico alla Camera di fine giugno, la propria contrarietà a tale decisione «in favore di un potenziamento dell’ONU e della definizione di un sistema di sicurezza comune europea fondato sull’OSCE» (intervento di Ramon Mantovani alla Camera, seduta n. 377 del 23 giugno 1998). L’intero schieramento parlamentare, ad eccezione – oltre che di Rifondazione – della Lega Nord e di Alleanza Nazionale, votò compatto a favore di tale opzione sostenendo «che l’allargamento della NATO a paesi che facevano parte del blocco sovietico rappresenta una opportuna scelta politica nell’ambito di una strategia di pace e di collaborazione» (intervento del capogruppo PdS Fabio Mussi alla Camera, seduta n. 377 del 23 giugno 1998). Oggi, a distanza di ventiquattro anni da quel dibattito e da quegli accadimenti, la funesta realtà che ci circonda è ben altra da quella che la maggioranza di governo, all’epoca, andava prospettando nel quadro del consolidamento della pace a livello mondiale: ci troviamo infatti nel pieno di un conflitto generato, in ultima istanza, proprio da quelle discusse decisioni alle quali non si è mai andata affiancando una reale politica di contenimento e smantellamento degli arsenali militari e nucleari e di rafforzamento dell’Europa comunitaria come entità autonoma e non subalterna agli interessi della NATO. Col senno di poi, chi aveva ragione?

 

Roma, 14 maggio 1998

Contesto vivamente l’affermazione di Paolo Garimberti (I comunisti di retroguardia, «La Repubblica», 14 maggio 1998) laddove definisce il «no di Bertinotti all’allargamento della NATO una posizione dal sapore di tardo romanticismo comunista anni settanta». Certo, sarà pure una posizione «stonata con la realtà politica europea e internazionale», ma la posizione è d’avanguardia e non di retroguardia! La NATO aveva un senso finché c’era il Patto di Varsavia. Oggi significa soltanto confermare quella «fedeltà atlantica» che, seppure in anni e contesti diversi qualche ragione può averla avuta, oggi di ragioni non ne ha proprio nessuna.

Il tempo darà sicuramente ragione a Rifondazione: l’Europa unita – finalmente a un solo binario – dimostrerà l’inutilità, se non la perniciosità, del mantenimento della NATO, che diverrà un negletto orpello qualora non si voglia procedere al suo smantellamento ufficiale. Per ora mi sento di ringraziare Rifondazione Comunista per questo voto coraggioso, moderno e leale.

 

Antonia Sani

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