2021, un’altra Europa?

di Roberto
Musacchio

Nel suo (ultimo) discorso di fine anno, il Presidente Mattarella ha detto che l’Europa ha reagito alla pandemia diversamente che alla crisi del 2008.

Allora prevalse l’egoismo, questa volta la solidarietà.

E ha sottolineato l’importanza del G20 che si svolge questo 2021 in Italia e con la presidenza italiana.

Transform Italia su quanto successo in Europa dal 2008 ad oggi ha dedicato molto del suo impegno.

E per il G20 ha cominciato a proporre una convergenza di movimenti che sia all’altezza dell’evento ed anche capace di ricordare che siamo a 20 anni dal G8 di Genova.

Allora, nel 2001, uno straordinario movimento mondiale tentava di indicare una strada diversa da quella prevalsa, anche con la forza, nella lunga guerra dichiarata dal liberismo subito dopo la caduta del muro.

Una guerra preventiva e permanente, mondiale e a puntate, contro tutto ciò che le due Rivoluzioni, francese e russa, avevano fatto segnando di sé la modernità.

L’uguaglianza, il lavoro, il bene comune, la democrazia come effettivo governo di popolo. E di cui lo stesso capitalismo aveva riconosciuto l’egemonia,  adattandosi.

Solidarietà invece che egoismo, ha detto Mattarella.

Bastano queste due categorie a capire e per cambiare il corso degli eventi?

Libertà, uguaglianza, fraternità,  era la triade virtuosa della Rivoluzione francese. Vogliamo provare a verificarla, e coniugarla, oggi, dentro la pandemia? Quanta libertà,  uguaglianza, fraternità si sono ricreate ai tempi del Covid?

Le statistiche ci dicono che quest’anno i solchi della disuguaglianza sono ulteriormente cresciuti. Che ci sono ricchissimi diventati ancora più tali. Che i poteri multinazionali si stanno ristrutturando ridefinendo gerarchie e domini. Che le povertà crescono.

Che la libertà è scossa non solo per i restringimenti solidali, responsabili e necessari, ma per la difficoltà a capire e partecipare liberamente a ciò che succede.

Che la fratellanza non arriva neanche a garantire i vaccini ai poveri del Mondo.

È questo il Mondo che va al G20 che in modo enfatico si titola “People, prosperity, planet”.

Un Mondo dove in realtà la prosperità non c’è né per i popoli né per il Pianeta.

E che affida la prosperity, dei e per i ricchi, a quella che è la vera anima del vecchio capitalismo: la proprietà.

Rinnovata nella chiave moderna dei brevetti. Brevettare tutto, a partire dai vaccini e coinvolgendo la vita intera, portare in borsa l’acqua, questa è la base del G20, condivisa dal sedicente “filantrocapitalismo” e al centro della strategia della UE.

È l’esatto opposto della società dei beni comuni proposta dai movimenti. Lo è da tutti i punti di vista, economici e di organizzazione sociale e politica.

Perché la società brevettata dovrebbe essere più solidale?

Certamente la pandemia ha mostrato che il capitale globale finanziarizzato da solo non ce la fa di fronte ad un evento estremo. Ha bisogno della forza accumulata nella sfera delle forme politiche, già piegate al suo agire.

Senza la forza e il convergere degli Stati arrivare ai vaccini così rapidamente non sarebbe stato possibile.

Ma la bontà,  l’efficacia, l’effettiva disponibilità di quanto fatto sono tutte da vedersi e il nuovo potere consegnato alle multinazionali crea apprensione.

È vero che quanto mostrato nella pandemia dalla Cina dice della forza della politica, ma che quella politica voglia essere altro dal capitalismo dominante è molto discutibile.

Al G20 non ci sarà Trump ma Biden ma il ritorno al vecchio multilateralismo di un dominio unico sempre bisognoso di un nemico (probabilmente giallo) è sempre attuale.

Per questo il G20 deve vedere il ritorno in campo di quei movimenti che, soli, indicano una alternativa, la società delle cura, l’agorà mondiale delle cittadine e dei cittadini. La democrazia dei beni comuni che nasce da una lotta di liberazione contro i grandi predatori della finanza e dei brevetti.

E l’Europa?

Ha ragione il Presidente,  non è stata quella del 2009. Ma non è stata neanche un’altra Europa. E quella del 2009 c’è ancora, con i suoi trattati intrisi di dogmi guerreschi. Nulla del nuovo si è depositato in nuove pietre miliari. E se la solidarietà ha coperto le falle più estreme la nostra vita ha continuato a scivolare lungo le faglie delle disuguaglianze crescenti, così come le sofferenze.

Il debito resta come spada di Damocle di una gigantesca cambiale sospesa sulle nostre vite. I brevetti santificano il nuovo dominio del vecchio capitale sulla sua dea preferita, l’innovazione. È sempre la “modernità” a segnare l’egemonia come, a modo suo, intendeva il Lenin di soviet ed elettrificazione.

Il capitale va colpito al cuore, come i vampiri. Beni comuni e cura devono spaccare brevetti e innovazione.

E l’Italia, che ospiterà il G20 avendoci messo a simbolo l’uomo vitruviano di Leonardo?

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello” forse direbbe ancora il sommo Poeta.

Come nessuno, è affidata al pilota automatico e la nostra sorte sembra pari ai capponi di Renzo, scontrandosi tra untori, terrapiattisti e fedeli al re, incapaci di guardare a quella guerra che ha portato con sé la peste.

L’anno che è iniziato “celebra” anche la nascita del Partito Comunista Italiano e, con esso, di un Popolo che ha saputo fare la Storia nel secolo della Storia grande e terribile.

È stato detto breve, forse anche perché c’era voglia da chi aveva vinto di dichiararla finita, la Storia. Di iniziare l’eterno presente del Capitale. Ma la fine della Storia, come il sonno della ragione, genera mostri.

Per noi il 2021 proverà ad essere non la celebrazione di una nascita conclusa da una morte imposta ma una rinascita.

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